359 – casa

Ieri alla fine è stato il gran giorno. Quello in cui staccando un paio di assegni e mettendo qualche fima, si diventa proprietari di due mazzi di chiavi per un appartamento ancora senza nome ma che, da ora, per comodità chiamerò casa.

Dopo la consegna del mazzo di chiavi, il giro per controllare che tutte funzionassero (e no, ne mancava una e un’altra il proprietario di casa l’ha spaccata dentro una serratura) e qualche firma e qualche chiacchiera, ecco che siamo finiti sperimentare il pranzo da Farina & co, bar/ristorante/pizzeria vicino alla nuova Coop di Bergamo.

Cosa dire di un posto molto molto curato e arredato bene, con personale gentilissimo e veloce e rapido e in cui per altro si mangia anche bene a prezzi modifici? Nulla, se non che ci si tornerà spesso in caso di necessità.

Poi un assurdo giro per riempire il GPL dell’altrui macchina.

Ed infine il ritorno a casa e il tanto, troppo olio di gomito per (iniziare a) pulire il tutto.

La casa era stata chiusa forse per troppo tempo e c’è da dire che i precedenti inquilini non brillavano per pulizia, visto che quello che è venuto fuori pulendo la cucina, smontando ogni parte possibile e andando pesante con lo Sgrassatore Chanteclair, ormai divento mio nuovo BFF.

Poi, mentre io facevo altro (mail e telefonate – troppe – di lavoro), qualcuno ha ben pensato di conrrollare la lavastoviglie: era rimasta una pastiglia di detersivo mezza sciolta mezza no da chissà quanto tempo; il filtro era intasatissimo (con pezzi di vetro / plastica), le pale non sembrano voler girare tranquillamente. Robe dell’altro mondo. Però il pulibile è stato pulito, abbiamo fatto un paio di programmi a vuoto per vedere se andava tutto bene (e soprattutto per iniziare a disinfettare con un po’ di detersivo :D).

Poi, mentre io pulivo la cucina, qualcun altro si occupava del bagno e della vasca rovinata (ma come fai a pulire la vasca con la spugnetta graffiante, come fai?).

E poi è stato il turno dei pavimenti e del parquet: la polvere e lo sporco. Ma il peggiore in assoluto era (ovviamente) il pavimento del balcone. Balcone in realtà non bellissimo, con un affaccio bruttino (sopra il corsello dei box, vista colata di cemento del palazzo di fronte), con un paio di vasetti con piante morte, che però mi hanno fatto venire tantissima voglia di iniziare a riempirlo di verde e curarlo e farlo crescere.

Vedremo, come tutte le cose folli che mi sto mettendo in testa, come ad esempio l’imparare a cucinare.

E poi, ridendo e scherzando, sono arrivate le 8.

Una chiamata per avvisare casa vecchia che stavamo arrivando, un’altra chiamata per arrivare casa vecchia che no, ci fermavamo di nuovo a mangiare da Farina & co (secondo giro: pizza. Buonissima, pasta sottile ma non troppo, poco unta, servita rapidissimamente).

E poi, dopo vari messaggi per organizzare la serata con gli amici – o meglio: paccare la serata con gli amici, accusando stanchezza – succede che esattamente quando entri nel cancello, passi davanti ad una delle amiche del gruppo. E visto che è destino,  come non salutare e uscire diretti per andare a sentire un paio di amici suonare live nella loro cover band ingaggiata per una serata alla piscina del paesello?

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