Miti da sfatati là, nella terra in cui tutto è strallato

Maracaibo, balla al Barracuda, sì ma balla nuda, zà zà.

Sì ma le machine pistol, sì ma le mitragliere, era una copertura faceva traffico d’armi con Cuba,

innamorata, si, ma di Miguel, ma Miguel non c’era, era in cordigliera da mattina a sera.

Sì ma c’era Pedro, con la verde luna, l’abbracciava sulle casse, sulle casse di nitroglicerina.

torno’ Miguel torno’, la vide e impallidi’, il cuor suo tremo’, 4 colpi di pistola le sparò.

Maracaibo, mare forza 9, fuggire si ma dove? Zà zà.

L’albero spezzato, una pinna nera, nella notte scura, come una bandiera,

morde il pescecane, nella pelle bruna, una zanna bianca, come la luna.

Maracaibo, finito il Barracuda, finì col ballar nuda, zà zà.

Un gran salotto, 23 mulatte, danzan come matte, casa di piaceri per stranieri,

130 chili, splendida regina, rum e cocaina, zà zà.

Se sarai cortese, ti fara’ vedere, nella pelle bruna una zanna bianca come la luna.

maracaibo

E no, giusto per sfatare questi miti nazional-popolari, comuni anche tra chi non dovrebbe commettere questi sbagli, non è mai stata cantata della Carrà. Men che meno è una sua canzone.

È la canzone più famosa della Luisa “Lu” Colombo, finita addirittura nella soundtrack di “Vacanze di natale 1982” (e già. Sono più di 27 anni che ci tampinano con questi film osceni).

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