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Sotto queste pagine c’è un motore 3.0

Sono diverse settimane che sto testando wordpress 3.0.

Un po’ per lavoro, un po’ per passione. Ieri è uscita la versione stabile e oggi ho aggiornato anche questo blog, oltre ai server di sviluppo.

Queste le novità, riassunte in un video:

Come designer, non posso che ammirare i nuovi colori e le nuove icone dell’interfaccia di amministrazione, molto più piacevoli e meno confusionari. E tutto sempra molto più smooth e veloce.

E come amante dei codici, sono veramente interessanti le nuove tassonomie personalizzate che si possono creare.

Per tutto il resto, c’è l’elenco completo delle novità.

E le cose che non dici

Alla fine, ho perso un po’ il feeling che avevo con questo blog nel riempirlo di tutto ciò che succedeva.

Ora ci sono molte cose di cui potrei parlare, ma semplicemente evito.

Per un motivo o per un altro.

Però, ecco, in realtà le cose accadono, belle e brutte, anche se non lo dico.

Come il compleanno del Byb, la cena in pizzeria con il fratello (che fa gli anni qualche giorno prima), la tavolata da 16 posti, poi il post serata (solo per chi è senza figli :P) al Milwaukee 50’s diner a Varedo che ospitava una cover band revival molto brava, poi il dj che non sapeva mixare ha iniziato a picchiare con le peggiori truzzate commerciali con qualche tocco di classe con Madonna e una doppia Lady GaGa (con una Telephone orribilmente stoppata per far posto a Ke$ha la buzzicona).

Poi cos’è successo? Boh, Sicuramente qualcosa, anche se in verità ho rimosso.

E sicuramente succederà nei prossimi giorni, però non so se scriverò.

Vedremo.

Playstation.Blog share: Sony si butta sul sociale, ma non troppo

Oggi il Playstion Blog americano apriva con una notizia: l’apertura della sezione Share, in cui gli utenti possono proporre e votare idee per migliorare la console di casa Sony.

Vista la facilità con cui i commenti ai vari post del blog finivano irrimediabilmente off-topic appena uno degli utenti sottolineava una mancanza del sistema di gioco, in Sony hanno deciso di aprire questa nuova sezione chiamando non semplicemente “Playstion.share” ma proprio “Playstion.blog share”. Come se fosse una costola, una sottocategoria del blog, direttamente collegata a quest’ultimo e da cui non può prescindere, separata dal forum e dalla parte più istituzionale del sito Playstation.

È lodevole lo sforzo fatto dal colosso Giapponese ed è interessante come stanno già emergendo delle richieste di features intelligenti ed interessanti: chat vocale non legata al gioco, compatibilità con i giochi PS2 (presente solo nei primi modelli ed assente totalmente in quelli europei), sincronizzazione automatica dei trofei, salvataggi online, cambio del sistema di cifratura dei dati salvati su HD da uno basato sull’hardware ad uno basato sull’account PSN del giocatore. E come ogni iniziativa social che si rispetti, sta già emergento il rumore e il disturbo: la proposta di far presentare la conferenza all’E3 al giocatore di football Kevin Butler sta continuando a raccogliere voti.

Eppure non sono molto convinto dall’intera iniziativa e sono proprio le scelte di “posizionamento” della sezione che mi lasciano perplesso. Mi rimane sempre il dubbio che sia più una mossa per spostare le lamentele che, dopo essere fuoriuscite dal forum in cui si ha la percezione che nessuno all’interno di Sony legga, sono approdate nei commenti del blog, diventando quindi molto più visibili ai visitatori occasionali che magari stanno solo cercando informazioni su un gioco o sul sistema.

Al di là delle mie sensazioni, spero che la sezione diventi utile per impostare lo sviluppo dei prossimi aggiornamenti software, che vengano rispettate le priorità richieste dagli utenti e che Share non sia invece solo fumo senza un reale impatto sull’evoluzione di PS3.

John Ashfield: la quarta (e ultima) puntata

Per dovere di cronaca, credo sia giusto riportare l’ultima lettera di Andrea Celli, proprietario di Jhon Ashfield (puntata 1, 2 e 3):

Riprendiamo nuovamente la nostra lettera aperta per ribadire un concetto che forse non siamo riusciti a chiarire fino a qui.

Innanzitutto non abbiamo mai richiesto né voluto provocare la chiusura del blog di Sybelle da parte di WordPress.

Siamo un’azienda italiana che opera dal 1982 in Italia ed all’estero, siamo produttori di abbigliamento e in questo abbiamo una grande esperienza, ma certamente non siamo esperti di blog e relativa tutela degli utenti di tale servizio.

Senza ombra di dubbio abbiamo sbagliato nel rivolgerci a WordPress anzichè scrivere direttamente a Sybelle, ma questo (che ci si creda o no) è stato dettato proprio dalla nostra inesperienza in questo settore. Abbiamo sbagliato e questo ci aiuterà a capire meglio per il futuro come muoverci in questi casi.

Non ci vogliamo ergere a giudici di nessuno nè tantomeno ci vogliamo mettere su un piedistallo come siamo stati accusati di fare. Siamo un’azienda aperta a tutte le critiche, ma non certamente alle offese gratuite soprattutto se anonime e fatte per colpire la nostra immagine e il nostro lavoro.

Abbiamo sempre operato, in tutti questi anni di attività, nel pieno rispetto delle regole del nostro Paese e del mercato in cui operavamo.

Siamo nell’epoca dell’economia globale ed operiamo a livello mondiale sia in export che in import, ma oltre il 65 per cento della nostra produzione è ancora creato in Italia e nei nostri laboratori e quando operiamo con laboratori sui territori esteri, la loro organizzazione e le direttive della produzione sono fornite dalla nostra sede.

Abbiamo ottenuto il riconoscimento da parte della Camera di Commercio come azienda che crea capi su misura nei nostri laboratori di sartoria. Abbiamo sempre regolarmente etichettato i nostri capi con la loro reale provenienza come è previsto dalle norme di legge.

Non disconosciamo quanto si trovi scritto in generale sulle aree import ed export della Camera di Commercio relativamente alla nostra compagnia, ma si tratta di descrizioni generali, fornite alla Camera di Commercio ancora all’inizio della nostra attività e da allora mai aggiornate, in quanto per noi non determinanti della qualità di un’azienda, anche perchè da allora le realtà aziendali sono variate molto e si sono ampliate.

Inoltre tali diciture riportano semplicemente le possibili aree import ed export di un’azienda, non certamente quanta parte di vendite o di produzione queste zone citate rispecchino sulla totalità del fatturato o della produzione aziendale.

Riteniamo di avere sempre operato con correttezza ed abbiamo molti collaboratori che lavorano con noi dall’inizio della nostra attività e che, crediamo meritino il giusto rispetto della propria attività e degli sforzi che compiono per mantenere alta l’immagine del nostro marchio.

E’ anche per questo motivo che non possiamo accettare offese gratuite ed anonime , per quanto invece accettiamo le critiche, meglio se costruttive e se fatte da persone che hanno esperienza del nostro settore. Riteniamo che , nonostante la nostra lunga esperienza, in ogni settore ci sia sempre da imparare.

Non ultimo dovremo anche imparare le regole del Web

La terza puntata del (non troppo) strano caso di Sybelle, WordPress e John Ashfield

Ecco, lo so, adesso diranno che noi blogger siamo strani, che ci impuntiamo su certe cose.

Ma quanti post sono stati scritti sull’argomento? Basta fare un giro su Google. Quanto se ne è discusso sull’argomento? Basta fare una search su Friendfeed.

Sono state dette molte cose, ma i punti fondamentali sono pochi, chiari, semplici e comprensibili. E ci trova tutti più o meno concordi.

Tutto questo preambolo per dire che siamo arrivato al terzo episodio della saga (qui il primo, qui il secondo), quello in cui compare il Sig. Andrea Celli, proprietario dell’azienda, che ha diffuso una lettera aperta, questa volta scritta personalmente e indirizzata ad Arianna.

Lettera aperta ad Arianna alias Sybelle

Cara Sybelle

Mi chiamo Andrea Celli e sono il titolare del marchio John Ashfield , oggetto del suo blog.

Errore! Sybelle nel suo blog non parla mica sempre e solo di John Ashfield, anzi, l’ha nominato si e no una volta un anno fa. Al massimo, ne ha parlato in un suo post.

Ho deciso di scriverLe personalmente perché sono rientrato ieri sera da un viaggio d’affari all’estero ed appena informato dai miei collaboratori sull’accaduto di questi giorni, sono rimasto sinceramente sconvolto da tutto quello che era successo in Internet ,

Eh, anche noi siamo rimasti sconvolti dall’accaduto e da come si è comportata prima WordPress, poi la sua azienda.

In seguito alla richiesta da noi inviata a WordPress per la rimozione dei commenti di quelle persone di cui non conosciamo l’identità e che , non qualificandosi , ma in modo anonimo , sul suo blog volevano chiaramente non portare una critica costruttiva, ma solo danneggiare intenzionalmente la mia azienda .

Ok, va bene. Questo l’abbiamo capito. Però come Lei continua a ripetere che quei commenti andavano tolti, così io mi sento in dovere di ripetere che c’erano ben altri modi che passare subito per l’host, scavalcando di fatto la proprietaria del blog, che avrebbe sicuramente accolto la richiesta. E, ribadisco, tutto questo polverone non si sarebbe sollevato.

Le ribadisco , come Le è stato già spiegato nella nostra lettera aperta, che ritengo questi commenti anonimi fortemente lesivi e diffamanti del marchio John Ashfield perché non corrispondono sicuramente alla realtà della mia azienda, un’azienda a cui io ho dedicato e dedico tuttora la mia vita , con grande passione per questo brand John Ashfield che , con grande sacrificio mio e dei miei collaboratori , è diventato una realtà mondiale realizzando in tal modo il mio sogno.

Io non conosco nulla di Lei , né ho il piacere di conoscerLa personalmente , ma presumo che Lei sia una ragazza giovane, piena di capacità e sicuramente tecnicamente molto preparata per muovere critiche costruttive ad una immagine pubblicitaria, tuttavia non posso accettare che nel Suo blog Lei permetta di pubblicare commenti non alla sua critica, ma affermazioni anonime sulla nostra azienda , lesivi e diffamanti della nostra immagine e della nostra organizzazione aziendale e produttiva , di cui Lei non sa e non può sapere nulla, senza che Lei ne abbia controllato la veridicità . Questa è una Sua responsabilità, perché gettare fango ad una azienda è troppo facile rimanendo nell’ anonimato e sfruttando il Suo blog per tali scopi.

Dato che La ritengo una ragazza sagace ,spero Lei comprenda di aver fatto degli errori gestendo con leggerezza un blog sul mio marchio e permettendo di trattare in esso una materia a Lei sconosciuta, errori di cui noi ne pagheremo le conseguenze.

Ancora, lo stesso errore. Post. Un singolo post, non un intero blog. Blog sta  post come giornale sta ad articolo. È facile. Sulla chiusura apocalittica della frase non mi esprimo. Anzi sì, ma mi ripeto: c’erano ben altri modi per gestire la faccenda. Uno di questi, quello più facile, era di contattare direttamente l’interessata. E sicuramente l’Internet intera non si sarebbe assolutamente preoccupata del fatto che un paio di commenti di un post caduto nel dimenticatoio. E se anche qualcuno, dotato di un minimo di intelligenza, li avesse trovati, non li avrebbe neanche considerati più di tanto.

Quindi Le chiedo sinceramente di aiutarmi in prima persona a far cessare tutto questo casino che ne è scaturito dal mondo di Internet contro la mia azienda.

Il mondo di Internet non si è scagliato contro la sua azienda. E anche questo è stato già scritto più e più volte, anche nel mio post in cui lei ha pubblicato questa lettera aperta. Ha letto il mio post o ha solo fatto copia/incolla? Ancora non avete capito il punto fondamentale della vicenda (e questa volta sono io che vado di copia/incolla): tutte le discussioni vertevano su come WordPress.com si sia comportata male nei confronti di una sua blogger e dei contenuti prodotti da lei, che sono proprio ciò che permette all’azienda di guadagnare attraversi i banner pubblicitari. Sull’azienda si è solo riportato quanto scritto dalla Camera di Commercio di Forlì Cesena in questa pagina e nello specifico su area di import: Bangladesh, Egitto, Hong Kong, Pakistan, Turchia. Ma, appurato questo, basta. Dopo quello non si è più detto niente su cosa l’azienda produce o di come lo fa, si è ritornati a parlare di WordPress.com. Ma la lettera aperta della sua azienda ha dato un ulteriore spunto alla conversazione, mostrando – ancora una volta – tutti i vostri limiti nell’affrontare la situazione e anche questa sua lettera non è da meno.

Vorrei comunque anche avere l’opportunità di conoscerLa meglio per capire perché ha fatto questo e quale vantaggio può esserle venuto da questa situazione.

Da qui in poi inizia l’illeggibile. COSA!? Sta accusando che sia una macchinazione premeditata a danno della sua azienda? Ma stiamo scherzando!? Ora è vietato esprimere opinioni su una campagna pubblicitaria (visto che è questo che Sybelle ha fatto)?

Se posso darLe comunque un mio consiglio per il futuro, Le dico che nella vita non basta aprire un Blog per realizzarsi criticando quello che fanno gli altri,

Ora siamo passati alla paternale. Ma come si permette? Sybelle si sente realizzata perché critica quello che fanno gli altri? Ma come si permette di giudicare così una persona che non conosce? E soprattuto: ora è vietato esprimere opinioni negative, portando valide giustificazioni, sul perché una campagna pubblicitaria è fatta male o non funziona? Si parla di opinioni, giuste o sbagliate che siano. Opinioni.

perche come Lei saprà , lavorando si può anche sbagliare , ma forse è meglio investire le proprie energie cercando di creare un proprio progetto facendolo con passione e sacrificio come io ho sempre fatto in questi anni.

Non credo ai miei occhi. Siamo arrivati al “io produco, voi tutti non fate un ****, vergognatevi”?. Detto pubblicamente a migliaia di potenziali clienti?

Andrea Celli

ah, un’ultima cosa: i commenti servono per rispondere al contenuto del post. Se si vuole avere una conversazione, ovvio. Fare invece copia incolla di massa non serve a nulla: è solo spam. E su questo punto, se ne parla benissimo in questo post.

E spero anche che questa terza puntata sia anche l’ultima.

La lettera aperta di John Ashfield a Sybelle

Ed ecco che John Ashfield risponde al caso di censura operato da WordPress.com nei confronti di Sybelle, con una lettera che fa capire che l’azienda (sempre che la risposta arrivi dall’azienda stessa e non sia un fake) non ha capito nulla della discussione sorta.

Gentile Sig.ra Arianna,

Le scriviamo in merito al Suo blog relativo al nostro marchio John Ashfield per cercare di spiegarLe la motivazione per la quale riteniamo che WordPress abbia assunto tale provvedimento.

Sicuramente il Suo articolo, criticante la qualità di una sola nostra pagina, confrontato all’intero programma pubblicitario che appare annualmente sulle maggiori testate giornalistiche, non avrebbe causato alcun risentimento da parte della nostra azienda poiché siamo aperti a qualunque critica costruttiva, purchè, si spera, fatta da persona con le dovute competenze tecniche e specifiche del settore.

Eh!? Posso dire che una pubblicità non mi piace solo se sono un pubblicitario competente? Eh beh! E comunque, sarebbe bastato documentarsi e capire che – sì – Sybelle è competente in materia.

Quello che invece riteniamo inaccettabile sono, tra i commenti al Suo articolo, le affermazioni diffamanti , che nulla hanno a che fare con la Sua critica, perchè prive di alcun fondamento e non corrispondenti al vero e fortemente lesive della nostra immagine di qualità del marchio John Ashfield, immagine che abbiamo sempre cercato di curare ai massimi livelli in 30 anni di attività. Basti vedere i risultati ottenuti dal nostro brand a livello internazionale.

Come Lei ben saprà, c’è una differenza sostanziale tra “critica” e “diffamazione”, e sicuramente la nostra azienda non può rimanere impassibile davanti a certe affermazioni che sappiamo false con certezza. Lei stessa, essendo la creatrice della pagina del blog, avrebbe dovuto e potuto filtrarLe, rimuovendo quelle che sono palesemente offensive del nostro marchio.

Sicuramente WordPress, oscurando l’intero blog, ha interpretato in senso allargato il nostro reclamo relativo alla rimozione dei soli commenti diffamanti, reclamo che, in buona fede, non abbiamo pensato di inviare a Lei, non avendo trovato i Suoi riferimenti, ma direttamente all’hoster.

Non “abbiamo pensato”? Cosa!? La frase corretta dovrebbe essere “Avevamo pensato di inviare a Lei (il reclamo), ma non avendo trovato i Suoi riferimenti …”. Peccato però che basta un click sulla prima voce della sidebar del blog di Sybelle per trovare i riferimenti mail, facebook, twitter e anobii. Oppure bastava scrivere un commento al post e la cosa si sarebbe risolta in ben altro modo, con la sola eliminazione dei 2-3 commenti in questione e “l’internet intera” non avrebbe saputo nulla della questione.

Con la speranza di averLe chiarito la nostra posizione, siamo certi che Lei si renderà conto del danno di immagine che ci è stato causato prima dai commenti contenuti nel Suo blog, e tutt’ora dalla campagna diffamante scatenatasi dalla errata interpretazione del provvedimento assunto da WordPress.

Non è in corso nessuna campagna diffamante nei confronti di John Ashfield, se non sul come non ha contattato direttamente Sybelle. Tutte le discussioni vertevano su come WordPress.com si sia comportata male nei confronti della sua blogger e dei contenuti prodotti da lei, che sono proprio ciò che permette all’azienda di guadagnare attraversi i banner pubblicitari. Sull’azienda si è solo riportato quanto scritto dalla Camera di Commercio di Forlì Cesena in questa pagina e nello specifico su area di import: Bangladesh, Egitto, Hong Kong, Pakistan, Turchia, che sembra cozzare con la definizione di “tessuti scozzesi” presente sul sito della società. In questo caso, se si tratta di diffamazione, è da denunciare la Camera di Commercio.

Chiediamo quindi anche a Lei di attivarsi affinchè questa situazione rientri nei canoni di una normale e civile discussione in rete.

Altra frase assurda. Sybelle non ha alcun potere sulla discussione, come nessuno. È già una normale e civile discussione, senza toni esasperati, urla o strilli. Again, il polverone l’avete sollevato voi di John Ashfield e il caso diventerà presto un altro caso da manuale di come certe aziende non sanno gestire la propria reputazione online.

In attesa di un Suo positivo riscontro, Le inviamo i nostri cordiali saluti.
John Ashfield

E poi, firmato John Ashfield. L’azienda firma? Una persona giuridica!? Non c’è un nome, un responsabile delle pr, un manager, una qualsiasi altra persona? A quanto pare no. A meno che non esista veramente un Sig. John Ashfield.

WordPress.com censura il post di Sybelle “John Ashfield ADV: pleeease!”. Complimenti, eh!

Grazie a Friendfeed scopro che venerdì WordPress.com aveva oscurato il blog di Sybelle.

E oggi, da un thread di Marco Massarotto, viene fuori il probabile motivo, ma nulla è ancora certo: a quanto pare a qualcuno non è piaciuto molto qualche commento pubblicato su quella pagina e per tutta risposta wordpress.com ha oscurato l’intero blog, senza alcuna comunicazione (preventiva o meno) di spiegazione all’autrice.

Direi che è un tremendo scivolone per una azienda che comunque gode di una buona reputazione e non credo che un comportamento del genere sia giustificabile. Dopo numerose mail tra lei e chi sta seguendo il caso in WordPress.com, Sybelle ancora non ha ricevuto una buona spiegazione, sul perché sia stato bloccato tutto il blog e non solo l’eventuale commento, né da chi sia arrivata la segnalazione o di che tipo sia. Anzi, è stata persino “minacciata” del fatto che avrebbero consigliato alla controparte di rivolgersi a legali/tribunali. Ma poi rivolgersi a legali/tribunali per cosa? Per un post di opinioni (opinioni!) su una campagna di advertising realizzata male? Per i commenti lasciati da altri (di cui wordpress.com ha gli ip, ma avendo eliminato il post, Sybelle non li può più recuperare), anche se probabilmente l’autore è lo stesso? Ma soprattutto… chi è l’altro interlocutore?

Bah.

In ogni caso, questo è il post, recuperato dalla cache di Google.

John Ashfield ADV: pleeease!

Quando scrivo di qualcosa che non mi piace so essere particolarmente acida.

Questa è una di quelle occasioni.

Parliamo delle campagne stampa di John Ashfield che mi sorbisco costantemente in quanto lettrice di XL.

Compro il voluminoso giornale e mi ritrovo a fissare quelle che possono esser catalogate tra le più sgraziate pubblicità mai viste.

John Ashfield è una marca d’abbigliamento che s’appoggia su una ben costruita brand image: produce un vestiario (e relativi accessori) che si rivolgono a un pubblico giovane, tra i 23 e i 35 anni (secondo la mia percezione) rievocando l’atmosfera dello sport, in particolare del cricket e del golf.

Quindi viene in mente Londra, i tornei tra prati verdi perfettamente tagliati e una certa noblesse d’animo.

Niente male per un’azienda della provincia di Forlì e Cesena, insomma.

Quando ho scoperto questo piccolo particolare mi son meravigliata.

Non apprezzo molto lo stile che questa marca propone, un casual sui toni del blu, del beige e del verde, ma ammetto d’esser affascinata da certe iconografie (come l’uso di stemmi) e dalle camicie dai sobri ma inconsueti dettagli, cose che John Ashfield mostra in ogni collezione.

Comunque, torniamo alle campagne stampa.

Questo mese sulla quarta di copertina di XL si può ‘ammirare’ la pubblicità in questione della collezione primavera/estate 2009.

Rappresenta due modelli (sempre gli stessi da qualche stagione) su un campo da golf.

Rabbrividisco.

1) Le fotografie dei modelli non sono a fuoco. Oltretutto le loro figure sono scontornate male. E la sovrapposizione del ragazzo sulla ragazza è pessima: si vede che non son stati fotografati insieme: lei pare sproporzionata rispetto a lui;

2) Che razza di fotografia hanno scelto come sfondo? Siamo in Svizzera? Cosa sono quelle casette che si vedono a sinistra? Le luci inoltre non combaciano: mentre i modelli son illuminati da riflettori frontali, nella fotografia di sfondo il sole cade da destra. Insomma, gli elementi si fondono alla grandissima! Eh!

3) Che espressione ha il modello? Terrorizzata? E’ colto di sorpresa? Sempre meglio della modella che pare pensare ‘Che ci sto a fare qui?’.

4) Marchio e logo. Penso siano stati realizzati con Paint, più o meno. Kitch a dir poco. Il font usato, oltretutto, è stra-usato e non centra assolutamente niente.

Signor John Ashfield, please!

Change!

E mi raccomando, Google, indicizza bene anche questo post.

Post scriptum

Non è che voglio essere asociale, antipatico o non considerarvi più.

È solo che vi leggo su un treno e l’altro, dal Reader sull’iphone, quando non sono talmente stanco da riuscire a dormire in piedi o talmente indietro da dover lavorare col mac.

Quindi, ecco, commentare mi diventa molto molto molto faticoso.

E poi, scrivete troppo.

E vedere il counter salire e tendere al 1000+ mi mette ansia.

Beh, non quanto gli esami, ovvio.

Il blog è morto

Naaaaa, non è vero.

È solo che sono un po’ preso.

Non succede nulla di particolare e tutto va avanti come deve andare.

In qualche modo è meglio per me, visto che di solito i toni di questo blog erano sul lamentoso andante. E se non scrivo nulla vuol dire che non ho nulla di particolare di cui lamentarmi.

O semplicemente ho deciso di fare meno il lamentoso ed uno spirito di sopportazione più elevata.

E – per inciso – se gli ultimi post erano tutto gaga-oriented… non è colpa mia! È lei che continua a fare cose ommioddioladevopostareassolutamente!!!