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Cose che ti gelano

The only way I will rest in peace is if one day transgender people aren’t treated the way I was, they’re treated like humans, with valid feelings and human rights. Gender needs to be taught about in schools, the earlier the better. My death needs to mean something. My death needs to be counted in the number of transgender people who commit suicide this year. I want someone to look at that number and say “that’s fucked up” and fix it. Fix society. Please.

Goodbye,

(Leelah) Josh Alcorn

Suicide note

Mercoledì 1 dicembre 2004

Ciao F.!

Magari questa mia rimarrà un puro esercizio di stile, magari ti dirò più o meno le stesse cose che ti sto scrivendo o magari non te lo dirò mai, dovrò solo trovare il momento adatto per dirtelo…

Ti ho lasciato un po’ in sospeso… lo so. E dicevo che volevo dirtelo parlandotene a quattrocchi ma ora ho un po’ di paura, timore a parlartene… no, non ti preoccupare inutilmente!

È solo che c’è una parte di me che non accetto. E non si tratta dei peli o delle orecchie a sventola… è una parte di me che costituisce me stesso, e che, assieme alle altre, mi ha reso quello che sono, in bene o in male. Però la tengo nascosta, la copro con bugie che non sempre reggono, me ne vergogno, come se non fosse “normale”…

E in effetti un po’ fuori dal comune lo è però…

Cavolo! Ho veramente così tanta paura del giudizio degli altri: ho la paura, anzi, il terrore di rimanere solo, come, apparenze a parte, sono, alla fine, sempre stato. E ho paura di rimanere solo dopo aver incontrato te e l’E.. Vi voglio un bene tremendo, anche se me ne esco fuori con battute stronzissime o se magari non mi faccio vedere in uni per qualche giorno e neanche vi chiamo. Son fatto così. O prendere o lasciare, dice qualcuno. Ed è il possibile “lasciare” che mi fa paura. Vorrei escluderlo, e per questo faccio di tutto per farmi accettare, entrando in conflitto a volte anche con me stesso…

Qual è il punto ti chiederai… è difficile da dire, anche scrivendolo. O meglio… soprattutto scrivendolo: ti obbliga ad avere le idee chiare per poterlo scrivere e dargli il potere di rimanere…

Non ti sei mai accorto di qualcosa di “strano” in me? Di diverso dal comune? Forza, pensaci bene, non è poi così difficile. Come mi ha detto la M.,  “ultimamente tentavo di emergere”, ma non è poi così semplice! Soprattutto quando passi una vita a fare in modo che il problema semplicemente non esista finchè poi non scoppi (nel mio caso scappi in lacrime…) ed esplodi e capisci che non puoi tenere tutto dentro. È così ingiusto! Verso te stesso e verso quei pochi che ti stanno accanto e ti vogliono bene. E ti vogliono bene perché non sanno quella certa cosa di te, ma dopo? Scapperanno? Ti considereranno in modo diverso da prima? Sarà tutto prima e capiranno che tu alla fine sei sempre il solito e l’unica differenza è che loro sanno cosa tu sei veramente? Belle domande. Ma l’unico modo per scoprirlo è parlare ed aprirsi. Ed attendere il verdetto della giuria…

L.

[Glee] Cough Syrup

[questo post ed il video contengono spoiler per chi non ha ancora visto la 3×14 di Glee]

È che quasi perdi la speranza che Glee possa ancora darti emozioni. E poi, ad inizio puntata, ti ritrovi questa canzone, accompagnata da quelle scene di Karofsky. Un personaggio che hai odiato e poi, poco alla volta, amato.

http://www.youtube.com/watch?v=9b7mvefaBPA

Ed è un strazio vederle. Vedere come ha inizio la fine, come per lui sia impossibile sostenere una situazione simile a quella di cui si è reso responsabile con Kurt.

La fuga, la negazione, l’impressione di aver perso ogni cosa, la profonda solitudine.

La disperazione, risolta con una irrazionale soluzione che è solo una delle vie di fuga più semplici. E la meticolosità nel preparasi all’atto.

Scene che si prendono possesso di te e ti bloccano il respiro, riaprendo a forza ricordi, pensieri e situazione che pensavi di avere sepolto per sempre. E invece riemergono con forza e stai ancora più male perché, purtroppo, sai benissimo cosa vuol dire finire in quelle tenebre.

Life’s too short to even care at all oh
I’m coming up now coming up now out of the blue
These zombies in the park they’re looking for my heart oh oh oh oh
A dark world aches for a splash of the sun oh oh

It’s time

È online da qualche giorno, ma è già stato visto quasi 1.400.000 volte. E di queste, almeno 20 sono mie.

Si tratta di uno spot realizzato dalla fondazione GetUp! Action for Australia, che si descrive come an independent movement to build a progressive Australia and bring participation back into our democracy.

Non voglio spoilerare nulla, che il video è da vedere fino in fondo. È sereno, trasmette fiducia e speranza per il futuro. Ed è una di quelle campagne realizzate benissimo che qui da noi non vedremo mai.