Il mio bellissimo tavolo rotondo vuoto

È un periodo strano, di nuovo.

Sto vivendo da mezzo eremita separato dal mondo, senza vedere praticamente quasi nessuno.

Abito a Bergamo, ma sembra sia difficile riuscire a organizzare qualsiasi cosa con gli amici del paesello o di Milano. Beh, nel senso: ovviamente sono sempre e solo che devo muovermi. Loro fare uno sforzo per venire a trovarmi, no. Poi lo proponi una volta, due volte, tre volte, alla quarta ti arrendi e fai spallucce.

Qui alla fine non sono riuscito a costruirmi un giro. Non si era mai riuscito a organizzare qualcosa con gli ex-colleghi quando ancora erano colleghi, figuriamoci se si riesce ora che sono ex.

Il progetto grande e spaventoso va avanti. E a rilento. Dico spaventoso perché è grosso e importante ed è una sfida per me. E c’era una prima parte che mi faceva paura e mi ha lasciato letterarlmente imbambolato a fissare uno schermo bianco senza sapere da dove cominciare. Eppure, superato l’ostacolo iniziale, sono in realtà molto soddisfatto dal risultato ottenuto finora.

Il problema però è di tempo: non è infinito e non ce la faccio a lavorare più di 8-9 al giorno. E la maggior parte del tempo è assorbita da un altro cliente che ha la priorità perché alla fine è quello che mi assicura entrate costanti a fine mese.

Però ci sono tanti boh nella gestione e nella collaborazione, che rendono difficile e faticoso il tutto.

Ci sono contatti che aspettano un cv e un portfolio aggiornato, ma torniamo al problema del tempo che manca, della forza che non sempre c’è.

C’è anche da capire cosa fare con questa casa. Questa bellissima casa. Ci stavo pensando questa mattina: la sala era inondata da una bellissima luce. Guardavo quell’angolo dove i divani si avvicinano, dove c’è quel mobiletto antico, la lampada e dietro i vasi IKEA con i rami che tanto mi piacciono. È bella. È accogliente, ma non riesco a farla vivere come vorrei. E tra qualche mese scade il contratto e bisogna decidere cosa fare dopo.

Tenere questa casa? Cercare altro su Bergamo? Cercare a Milano? Lasciare definitivamente l’Italia?

Sì, perché c’è la voglia mettermi di nuovo in gioco. Dare l’ennesimo colpo di coda e vedere come va. O forse fuggire di nuovo. Ma in realtà, ormai da cosa sto fuggendo, che sono lontano da tutto?

Però per il lavoro ho il solito problema: troppa esperienza in quello che non voglio fare da grande, troppa poca in quello che invece vorrei. E ha senso re-iniziare da junior a 30 anni e qualche mese?

Non lo so.

È come se mi sentissi in balia di forze esterne a me che non riesco a controllare molto.

Un giorno va bene e passa, l’altro invece pesa ed è faticoso.

E non lo dico, non ne parlo più con i diretti interessati, ma sento tantissimo il peso di questa solitudine. E direi che ormai ho la certezza che non è tanto vero che sono un orso capace di vivere da solo. Anzi, l’esatto opposto.

Certo, c’è l’hangout e le chattate (soprattutto con una cara amica dall’oltremanica, che ha dimostrato più e più volte quanto ci tiene a me), c’è lo snapchat, c’è il Facebook e il Twitter.

Però alle volte vorrei anche vedere occuppate tutte le sedie intorno al mio bellissimo tavolo rotondo.

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