195 – vicendevolmente

Mi son reso conto che non sono più quell’animale sociale con la smania di avere 250mila gruppi di amici da seguire, con le 250mila proposte per il sabato sera che arrivavano da altrettante persone diverse, l’indecisione totale mista alla paura di trascurare troppo qualche rapporto e il timore di passare troppe serate da solo.

Invece sto diventando un lupo solitario. Sto imparando a stare bene con me stesso e sto alimentando (beh, credo) quella manciata di amicizie profonde che ormai si contano sulla punta delle dita.

E così non è più un problema passare le sere da solo, a casa, senza sapere cosa fare; non ci rimango più male se scopro che era stata organizzata una serata X e io non c’ero.

Al contempo, i Social stanno perdendo per me parte del fascino e dell’attrazione. Ho scoperto che riesco a vivere anche senza, soprattutto Facebook. Twitter invece rimane, per lo meno in lettura; Instagram non si tocca, ma stanno diventando toccate e fughe rapide, non mi interessa più verificare di non essermi perso nemmeno una foto dal feed e sto facendo una selezione dei following: persone che conosco e persone che fanno belle foto.

Invece sto continuando con questo 365. Mi piace, per quanto sia sempre più faticoso trovare tutti i giorni qualcosa di cui parlare, soprattutto quando l’unico argomento di cui scrivo sono io, io e ancora io. È difficile, veramente difficile, ma si continua.

Ammetto però di provare un po’ nostalgia di quei tempi in cui c’era tutto il gruppo di amici di blog, ci si leggeva sempre e – soprattutto – c’era la voglia di commentarsi vicendevolmente, confrontarsi, discutere, dare consigli. Commenti spesso lunghi e articolati, sempre molto belli e interessanti da leggere.

Oggi tutto questo non c’è più, fagocitato dalla velocità e superficialità dei social media. E mi manca.

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