Brutti ricordi

Non so perché ho deciso, in questo non sapere cosa fare di questi pochi giorni di ferie che sono riuscito a strappare, di tornare qualche giorno al paesello, a casa dei miei.

Fatto sta che sono al paesello, a casa dei miei.

Stavo cercando delle magliette nell’armadio e ne ho tirata fuori una che non vedevo da ormai 12 anni.

Mia madre, che era lì dietro, riconosce la maglietta ed esordisce con un “brutti ricordi”.

Ho fatto finta di nulla, rimesso la maglia dove l’avevo trovata e alla fine ho trovato quello che cercavo.

Il problema è che ora sto ripensando a tutto quello che c’è dentro quel “brutti ricordi” e a cosa si riferisse.

La maglia è il ricordo di una vacanza per me bellissima, che ha significato tante cose.

Il brutto, per me, è iniziato dopo, rientrato a casa. Complice l’outing che qualche amico o amica, forse non così tanto amico o amica, ha fatto nei confronti dei miei e tutto quello che ne è seguito.

Le crisi in famiglia, le litigate, le remote speranze completamente infrante che avrei potuto parlare di me serenamente con loro e trovare persone umane e comprensibili davanti a me, la voglia di scappare o trovare un modo di farla finita, le visite dallo psicologo perché ritenuto malato.

Gli anni, ormai 12, che intanto passano. Un argomento in puro stile don’t ask don’t tell che non viene più toccato per non soffrire ulteriormente, per stare ancora tranquillo.

E ora boom.

“Brutti ricordi”.

Il mio non dire niente sul momento ora si sta trasformando in un fuoco di rabbia interiore, sul perché per l’ennesima volta non sia in grado di affrontare le cose e chiedere cosa volesse dire con quel “brutti ricordi”.

E mi sto facendo del male immaginando le possibili risposte e le possibili motivazioni di quel “brutti ricordi”.

E non riesco ad immaginarmi un riconoscimento di quanto si siano comportati male, ma solo il fatto che anche dopo 12 anni di silenzio ancora non mi accettino.

E la voglia di litigare, urlare, andarmene subito e tagliare i ponti una volta per tutte è di nuovo fortissima.

Ma non si può fare, perché non mi conviene. Perché sto facendo affidamento a loro per non pagare più un affitto e perché il taglio di ogni ponte emotivo potrebbe equivalere al taglio di quel supporto economico necessario per far fede a impegni contrattuali ormai presi.

E quindi, ancora una volta, mi ricordo di essere di nuovo in prigione. Grazie a due semplici parole.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.