These are the days

 

C’è che ti svegli la mattina sul FatBoy su cui ti sei addormentato la sera prima provando per l’ennesima volta a guardare senza addormentarti a metà quella cosa stupenda che è The normal hearth.

E ti alzi, sistemata in bagno e prendi ed esci di casa per colazione e un giro in questa città che tanto ti piace.

Non stai fermo un secondo che non riesci a non pensare quanto vuoi bene a questa città così bella e che ti sembra così umana e rimani estasiato a guardare Città Alta che sbuca lì in fondo alla via.

Punti un paio di bar per una colazione con i fiocchi, ma incontri davanti al suo ufficio il ragazzo che ti ha affittato per più di un mese la stanza che ti è servita come appoggio temporaneo e lo saluti, ci parli e ti porta lui a fare colazione e ovviamente non riesci a tirar fuori il portafogli che aveva già fatto tutto lui.

E poi giri per il centro. Da Zara a prendere finalmente quella tovaglia rossa di cui ormai ti sei convinto (anche dopo approvazione di mr. Tessili di casa) e poi da Kasanova e poi trovi uno Swatch store che sta aprendo e poi da Coin Casa, dove trovi un punto Nespresso che riesce a farti usare il buono omaggio anche se tecnicamente era scaduto e hanno l’Aeroccino che provi e te ne innamori ancora di più e non resisti dalla voglia di averlo e lo compri. E poi un salto al Carrefour per prendere delle mele e dei limoni e poi di nuovo da Kasanova a prendere una grattugia così hai tutto l’occorrente per farti quella mela grattuggiata con limone che tanto ti piace. È quella cosa che in realtà ti ricorda casa, l’essere a casa con la febbre e una mamma che si prende cura di te e ti fa quella mela così perché è l’unico modo in cui – da viziato quale sei – l’hai sempre mangiata.

E gli iMesssage con gli amici, girando ancora per il centro un po’ a caso molto a zonzo, giusto per trovare miliardi di camioncini RAI con antenne di trasmissione montate su gru e scopri che in giornata passa il giro della Lombardia.

Torni verso a casa, qualche altro vocalo e poi ci sei. Appoggi a terra i sacchetti, FatBoy e AppleTV a tutto volume con una canzone che da ieri ti è rimasta in loop.

Con tutta la calma del mondo balli in giro per casa sistemando cose, pulendo, mettendo in ordine, cantando.

E poi decidi che è il caso di scrivere qualcosa e quelle parole in loop che non riesci neanche a cantare a squarciagola perché hai un pianto in gola che ti spezza la voce. Ma va bene, perché sei contento così. Ed è bello.

These are the days that we’ve been waitin’ for
And days like these you couldn’t ask for more
Keep them coming cuz we’re not done yet
These are the days we were born to get

2 pensieri su “These are the days

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