Ed ecco che John Ashfield risponde al caso di censura operato da WordPress.com nei confronti di Sybelle, con una lettera che fa capire che l’azienda (sempre che la risposta arrivi dall’azienda stessa e non sia un fake) non ha capito nulla della discussione sorta.

Gentile Sig.ra Arianna,

Le scriviamo in merito al Suo blog relativo al nostro marchio John Ashfield per cercare di spiegarLe la motivazione per la quale riteniamo che WordPress abbia assunto tale provvedimento.

Sicuramente il Suo articolo, criticante la qualità di una sola nostra pagina, confrontato all’intero programma pubblicitario che appare annualmente sulle maggiori testate giornalistiche, non avrebbe causato alcun risentimento da parte della nostra azienda poiché siamo aperti a qualunque critica costruttiva, purchè, si spera, fatta da persona con le dovute competenze tecniche e specifiche del settore.

Eh!? Posso dire che una pubblicità non mi piace solo se sono un pubblicitario competente? Eh beh! E comunque, sarebbe bastato documentarsi e capire che – sì – Sybelle è competente in materia.

Quello che invece riteniamo inaccettabile sono, tra i commenti al Suo articolo, le affermazioni diffamanti , che nulla hanno a che fare con la Sua critica, perchè prive di alcun fondamento e non corrispondenti al vero e fortemente lesive della nostra immagine di qualità del marchio John Ashfield, immagine che abbiamo sempre cercato di curare ai massimi livelli in 30 anni di attività. Basti vedere i risultati ottenuti dal nostro brand a livello internazionale.

Come Lei ben saprà, c’è una differenza sostanziale tra “critica” e “diffamazione”, e sicuramente la nostra azienda non può rimanere impassibile davanti a certe affermazioni che sappiamo false con certezza. Lei stessa, essendo la creatrice della pagina del blog, avrebbe dovuto e potuto filtrarLe, rimuovendo quelle che sono palesemente offensive del nostro marchio.

Sicuramente WordPress, oscurando l’intero blog, ha interpretato in senso allargato il nostro reclamo relativo alla rimozione dei soli commenti diffamanti, reclamo che, in buona fede, non abbiamo pensato di inviare a Lei, non avendo trovato i Suoi riferimenti, ma direttamente all’hoster.

Non “abbiamo pensato”? Cosa!? La frase corretta dovrebbe essere “Avevamo pensato di inviare a Lei (il reclamo), ma non avendo trovato i Suoi riferimenti …”. Peccato però che basta un click sulla prima voce della sidebar del blog di Sybelle per trovare i riferimenti mail, facebook, twitter e anobii. Oppure bastava scrivere un commento al post e la cosa si sarebbe risolta in ben altro modo, con la sola eliminazione dei 2-3 commenti in questione e “l’internet intera” non avrebbe saputo nulla della questione.

Con la speranza di averLe chiarito la nostra posizione, siamo certi che Lei si renderà conto del danno di immagine che ci è stato causato prima dai commenti contenuti nel Suo blog, e tutt’ora dalla campagna diffamante scatenatasi dalla errata interpretazione del provvedimento assunto da WordPress.

Non è in corso nessuna campagna diffamante nei confronti di John Ashfield, se non sul come non ha contattato direttamente Sybelle. Tutte le discussioni vertevano su come WordPress.com si sia comportata male nei confronti della sua blogger e dei contenuti prodotti da lei, che sono proprio ciò che permette all’azienda di guadagnare attraversi i banner pubblicitari. Sull’azienda si è solo riportato quanto scritto dalla Camera di Commercio di Forlì Cesena in questa pagina e nello specifico su area di import: Bangladesh, Egitto, Hong Kong, Pakistan, Turchia, che sembra cozzare con la definizione di “tessuti scozzesi” presente sul sito della società. In questo caso, se si tratta di diffamazione, è da denunciare la Camera di Commercio.

Chiediamo quindi anche a Lei di attivarsi affinchè questa situazione rientri nei canoni di una normale e civile discussione in rete.

Altra frase assurda. Sybelle non ha alcun potere sulla discussione, come nessuno. È già una normale e civile discussione, senza toni esasperati, urla o strilli. Again, il polverone l’avete sollevato voi di John Ashfield e il caso diventerà presto un altro caso da manuale di come certe aziende non sanno gestire la propria reputazione online.

In attesa di un Suo positivo riscontro, Le inviamo i nostri cordiali saluti.
John Ashfield

E poi, firmato John Ashfield. L’azienda firma? Una persona giuridica!? Non c’è un nome, un responsabile delle pr, un manager, una qualsiasi altra persona? A quanto pare no. A meno che non esista veramente un Sig. John Ashfield.