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Così ci vediamo per parlare un po’

Sinceramente non capisco per quale motivo chiedermi di vederci per parlare un po’ e poi sparire di nuovo, sapendo comunque del tuo viaggio in Sardegna.

Non capisco il perché di questo allontanamento e di questo poco interesse, così come quella sensazione che traspariva dalle tue parole, come se fossi io il problema, quello incapace di comprendere la situazione stavi vivendo.
Invece, la comprendo benissimo, avendola vissuta anche sulla mia peelle, e ho tentato – magari sbagliando perché invece avevo bisogno di altro – di lasciarti i tuoi spazi, non rompere o impormi più di tanto, ma non riesco a comprendere come tu ti sia totalmente dimentico di aggiornarmi per tempo sui programmi in corso per ferragosto, come non ti sia reso conto di quanto sia stato veramente poco carino solo a quel punto invitarmi, come un ripiego, o ancora dimenticarsi totalmente di farsi sentire a fine di quella giornata lavorativa lì, mentre preoccupato attendevo un tuo cenno di vita. Comprendo la presenza ingombrante di altri pensieri, ma quindi: c’è dello spazio per me?

Quello di cui a questo punto sono certo è quanto io sia stato cretino a pagare di più per una camera doppia non usandola, visto che non hai mai avuto il coraggio di dirmi che non saresti mai passato a dormire. O a tutte le opzioni di cambio dei voli del matrimonio che avevi comprato sperando di poter trovare il modo di triangolare tra lavoro e logistica varia Milano-Sardegna-Sicilia.

Capisco anche che a questo punto, che senso ha parlare?

Hello, again

Non so perché ma oggi sono tornato su questo blog, nell’admin e nell’editor.

Ho scoperto che un vecchio vecchissimo template, quello che avevo scritto io, con le mie manine, ormai non so quanti anni fa, funziona ancora, tranne qualche piccola funzione, senza grossi problemi.

E ho aggiornato tutto il blog all’ultima versione di WordPress, un po’ inconsapevolmente senza avere la certezza di avere un backup completo o meno, e quindi sono approdato finalmente a Gutenberg.

Anche qui, pare tutto funzionare. Tutto un po’ diverso, tutto più nuovo.

Però lo scopo di questo spazio non c’è quasi più.

Quindi, chissà quando altro ci scriverò qualcosa.

32 + una casa

Una tripletta di Late Late Birthday Party.

Due pizzate, un late brunch (in cui sono riuscito a cavarmela benino, senza avvelenare la gente, nonostante le mie inesistenti capacità in cucina. Oppure ho degli amici bravissimi a mentire).

Una tripletta che è anche una doppietta di inaugurazione della casa.
Una casa che adesso, finalmente, sembra quasi finita, quasi a posto.

Una casa che, adesso, sento veramente mia.

Una casa che mi ha confermato di essere ancora più bella quando è piena di amici, tra cibi, infinite chiacchierate, risate e giocate con (e anche incredibilimente SENZA) pad in mano.

Ma è anche la conferma che ho la fortuna di avere degli amici fantastici.

E non è solo per i regali bellissimi e apprezzatissimi, per quanto differenti tra loro.

È la conferma di avere amici che mi ascoltano, mi conoscono e mi capiscono, al netto delle mie insopportabili manie, ossessioni e degli infiniti difetti.

E forse questa è la cosa più importante.

Grazie a tutti.

In realtà 

Quasi per abitudine sto rispondendo troppe volte che ‘massì tutto bene’. 

Invece dovrei fare pace con me stesso e decidermi ad ammettere che non va tutto bene. 

Anziché andare avanti, mi sembra di essere fermo o addirittura tornare indietro. 

La perdita di una qualche forma di autonomia conquistata duramente, il rientro in una realtà da cui alla fine ero scappato perché c’erano problemi inaffrontabili. E alla fine eccomi qui, esattamente come due anni e mezzo fa. 

C’è addosso una stanchezza inspiegabile che sembra non voglia andarsene e il tutto è esasperato dall’impossibilità di poter gestirmi senza dover render conto a nessuno. 
Pensavo che il rientro potesse essere un’occasione per affrontare certi problemi. Invece non vedo dall’altra parte la voglia di farlo e tutto viene lasciato così com’è. 

E la cosa è l’ennesima cosa che mi fa stare male. Ed è brutto pensare che l’unica soluzione sia di mettere ancora dei km tra noi e sentirsi per quelle cose inutili tipo l’aver fatto la spesa o la lavatrice. 
Però, that’s it. 

Nostalgia di qualcosa che invece è ancora qui

Non so perché ultimamente mi viene da scrivere solo quando la malinconia mi pervade.

Forse è colpa di questi giorni di tranquillità in casa, in questo appartamento così bello che però non sono riuscito a sfruttare fino in fondo.

Così sono sul divano e guardo intorno e vedo quelle mensole cariche delle mie passioni, quel bellissimo tavolo rotondo, la sala luminosa e spaziosa.

Ed è assurdo, ma inizio già a provare un po’ di nostalgia, sempre se si può definire così, ma anche un po’ di paura per quello che arriverà poi.

E un altro Natale è andato

C’è questa cosa che vedo tutte le vostre foto su Instagram di tavole imbandite, cenoni da 50 persone, alberi di Natale strabordanti di luci, decorazioni, regali.

 

Ecco, io no.

È un po’ più faticoso e solitario. Non c’è così tanta atmosfera, così tanta gente, così tanti soldi spesi in regali, così tanti filtrini per l’Instagram.

Persino vedere gli amici di sempre una volta tornato al paesello è stato un po’ problematico, tanto che la voglia di rientrare subito a casa mia è stata tanta tantissima.

Però poi c’è stato quel pacchettino Amazon arrivato dallo UK, quei messaggini con quelle persone che ci si perde sempre di vista, quel paio di buone notizie in arrivo.

C’è stato un po’ di tempo per riposarsi e ricaricare le energie sul divano e sotto le coperte. E iniziare a pensare a quello che succederà tra un paio di mesi e a tutto quello da pensare e preparare per evitare di arrivare così tardi e all’ultimo. Ma poi si vedrà.

2016, confido in te, sai?

La prima domenica dei miei 30 anni

C’è tanto da dire su questa domenica.
Perché è stato il primo festeggiamento per questi 30 anni che sono ormai giunti.
Perché avevo a casa le persone del paesello a cui tengo di più e con cui nell’ultimo anno ho fortificato tantissimo il rapporto, con buona pace di quelli che no, gli pesa veramente il culo a venirmi a trovare o anche solo rispondere agli inviti.
Perché ho visto di nuovo il mio salotto pieno di sorrisi e di risate.
Perché adesso finalmente, con 40 metri di cavo e innumerevoli stick di colla a caldo, ho anche le casse posteriori del sorround funzionanti.
Perché il tempo è volato via veloce e prima era ora di merenda e poi subito di aperitivo che è diventata una sfiziosa cena con un sacco di cose stuzzicanti.
Perché la mia pasticceria preferita si è confermata tale: chiacchiere per merenda, una torta con 3 mousse di cioccolato e pasticcini vari buonissimi. Tanti soldi, ma decisamente ben spesi.
Perché adesso sono a pezzi ma contentissimo.

Pre-Natale

C’è che in effetti l’ultima settimana è stato un incubo, letteralmente.
Però ci sono state le serate a risollevare il morale: quelle a casa a dormire, quelle con gli ex-colleghi a ballare fuori dal tempo, quelle con gli attuali colleghi a mangiare hamburger e poi il weekend, con vari esperimenti di muffin falliti miseramente, una bellissima cena di Natale con troppi video in hyperlapse balli in Just Dance e un bel film in compagnia di altri amici.
E per quanto l’umore non sia per nulla stabile, ho la fortuna – anche se non mi basta mai – di avere un buon gruppo di amici, anche se inizio a sentire un po’ il peso dei chilometri che ci separano.