Full

Lo devo ammettere. Gli ultimi sono stati giorni di ordinaria follia. Risucchiato nel vortice degli impegni prima dall’esame, poi da un lavoretto portato avanti con un’amica che è riuscito ad occupare le ore di luce che di solito uso per dormire.

E devo dire che ora, dopo una settimana di corse, è tempo di bilanci (oltre che di dormite). Devo indubbiamente imparare a gestire meglio il mio tempo, dare una priorità a ciò che è fondamentale e rispettarla. Però, per il resto, mi piace. Il contatto diretto col cliente, la pagina bianca che si riempe, la tecnologia che a volte non aiuta, i rush dell’ultima ora per consegnare in tempo (e poi la tipografia si accorge, dopo un giorno, che – ops – la mail non l’abbiamo mica ricevuta). 

Mi piace lavorare in coppia. Sento di poter superare i miei limiti, di migliorarmi e di aiutare. E’ bello lo scambio di idee, è bello pasticciare con Photoshop e poi mescolare insieme i risultati dei pasticci.

Insomma, fondamentalmente mi piaciono tutte quelle caratteristiche del lavoro del grafico che il mio lavoro “ufficiale” non ha. E così, ripartono a girare le rotelline a pensare, pensare, pensare e riflettere. E’ assodato. Il motivo per cui resisto è uno, è ripetitivo e arriva direttamente in banca.

Certo che poi, anche io, continuo a tediarmi con sempre il solito discorso quando in realtà ho ben poco da fare: aspettare i risultati dei test. E, solo allora, partire con la crisi per la scelta della via giusta per costruire il mio futuro.

Ma nel frattempo quell’elenco di miliardi di cose da fare è ancora perfettamente valido, sebbene sia passato un po’ di tempo. E credo sia il caso di iniziare a sfoltirlo un po’. Per me, per la mia vita.

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