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Forse sono una persona che va giù pesante, forse troppo.

Mi rendo conto di non avere vie di mezzo. In quello che faccio, in quello che senso.

Forse non va così bene. Forse dovrei imparare a vivere perlomeno a toni di grigio.

Intanto però sento che poco alla volta che cose si stanno aggiustando.

E in tutto questo correre correre correre e non fermarmi mai, mi rendo conto che – tutto sommato – anche se perennemente irrequieto – sono felice.

[Confessioni] In the middle of the night

Alle 21 ero nervoso, sconfortato e arrabbiato. Avevo deciso che sarei andato a letto direttamente, fregandomene di tutte le cose da fare, pur sapendo che me ne sarei pentito.

La verità è che ho solo chiuso gmail e friendfeed e facebook e sono rimasto sveglio. Che un pensiero tira l’altro e mi è venuto in mente un’idea per un lavoro, quindi ho aperto photoshop e ho lavorato (con una puntata ai limiti dell’osceno di glee che andava in una finestra nascosta dalle altre). Poi ho salvato e non so come il mio cervello ha iniziato a pensare a come risolvere un problema per un altro progetto. E quindi ho riempito innumerevoli fogli di carta di schemi logici e schizzi e bozze. E come nulla fosse, sono arrivate le 3.52.

Ora, per rimandare ulteriormente il sonno, devo solo preparare la borsa per domani e già so che mi verranno in mente troppe altre cose.

6:54

Essere buttato già dal letto prima delle 7 per stampare qualcosa che non ho neanche capito cosa. Mia madre in ansia, quindi le urla e la sua incapacità di spiegarsi. Le stampanti spostate in giro per casa, perché è più facile spostare qui e là delle laser che non aggiungere la batteria al portatile e andare in giro con quello. Le urla, quel computer che non ha driver delle altre stampanti. Il file salvato in open office che non si apre su Numbers. Altre urla, il tempo perso per metti, converti, esporta, riapri, reimpagina, stampa, cazzo perché fa schifo. Le urla, perché a quanto pare me ne frego di lei e la prendo in giro. La vittoria, la consegna del foglio, il ciao ciao, il dammi i soldi che dopo vado a comprare il toner per la tua. E lei che se ne esce candida candida con un “ma guarda che la cartuccia è lì nel cassetto della mia scrivania”.

checkSet

Che poi, uno che alla terza lezione di “Flash” (non si chiamava mica Action Script!?) si presenta con questo codice:

go.addEventListener(MouseEvent.CLICK, union); function intersect(e:MouseEvent) { var first=set1.text.split(" "); var second=set2.text.split(" "); if (! checkSet(first)||! checkSet(second)) { output.text="wrong inputs"; return; } var intersect = new Array(); for (var i = 0; i<first.length; i++) { for (var j = 0; j<second.length; j++) { if (first[i]==second[j]) { intersect.push(first[i]); break; } } } output.text=intersect; } function checkSet(v:Array) { for (var i = 0; i<v.length; i++) { for (var j = i; j<v.length; j++) { if (i!=j) { if (v[i]==v[j]) { return false; } } } } return true; } function union(e:MouseEvent) { var first=set1.text.split(" "); var second=set2.text.split(" "); if (! checkSet(first)||! checkSet(second)) { output.text="wrong inputs"; return; } var union = new Array(); for (var i = 0; i<first.length; i++) { if (!isIn(union,first[i])) { union.push(first[i]); } } for (var i = 0; i<second.length; i++) { if (!isIn(union,second[i])) { union.push(second[i]); } } output.text=union; } function isIn(v:Array, el) { for (var i = 0; i<v.length; i++) { if (v[i]==el) { trace(v[i]+","+el); return true; } } return false; }

…e ha pure il coraggio di pubblicarlo online, senza neanche una riga di commento, spiegazione, titolo dell’esercio. E pubblica pure i file di progetto, ovviamente in versione CS4 apribili solo dalla CS4, come se tutti avessimo la CS4.

Beh, voi cosa gli fareste?

Io per la verità ho qualche idea. Ma domani devo dare il suo esame.

[Take me out of here, please]

Post programmati.

Far comparire domani quello che provo ora.

Perché non sono pronto a rilasciarlo ora, a tutto il mondo.

Perché mi sto tenendo tutto dentro e non mi fa bene.

Mi sto chiudendo su me stesso e allontanando, in un modo o nell’altro, un po’ tutti.

Vorrei prendere, urlare, scagliare iPhone contro muri (e sarebbe per lo meno il secondo), piangere.

Perché la situazione è assurda e non resisto mica.

E mi serve aiuto, ora e subito.

Aiutatemi.

A partire dalle cose materiali. Perché ho una consegna giovedì e anziché scrivere questo post che verrà pubblicato domani, dovrei essere a fare scansioni, scontornare e impaginare, visto che domani, mentre voi starete leggendo queste righe, io dovrei essermi già incontrato con i miei compagni di gruppo per stampare tutto e stare un po’ tranquilli.

Poi venerdì ho l’esame di informatica. Quello in cui ho già un parziale di 30 e lode. Ed è la cosa peggiore. Perché praticamente non ho ancora aperto libro/fatto esercizi. E questa volta si parla di Javascript e Action Script. E non so nemmeno se si parla del 2 o del 3. Siam messi bene, eh? Quindi ciao ciao lode, ciao ciao buon esito dell’esame.

E poi rimane matematica, da dare, prima o poi.

E come se non bastassè, c’è il lavoro. E quel clima schifoso e insopportabile che regna in ufficio.

Ho bisogno di una pausa, di fermarmi.

E invece mi trascino avanti, perché devo e non posso fare altrimenti. Non posso abbandonare il lavoro, non posso lasciare indietro l’uni, ora che finalmente faccio quello che voglio.

Ma ammetto che la voglia scarseggia.

E scarseggia ancor di più passando qui la notte.

Qui non ci voglio stare, me ne voglio andare.

Può non essere la soluzione giusta, ma è l’unica che mi viene in mente.

Mi dici che devo essere in pace con me stesso. Beh, non ce la faccio.

Ho dentro di me tanta, tanta rabbia.

E si accumula e mi lacera.

Mi rendo conto di non riuscire più a vederli come li vedevo prima.

Li odio. Puramente e semplicemente.

O forse la odio.

È iniziato quest’estate, in quei giorni terribili.

La prima volta che l’ho pronunciato ad alta voce, davanti a lei.

Covavo dentro di me quelle parole, stavo male a tenerle dentro, perché sono parole che fanno male.

Ma quando sono uscite, non ho provato nulla.

Rimpianti, dolore, necessità di chiedere scusa.

E ora meno che meno.

Voglio prendere ed andarmene e non voglio più averci nulla a che fare.

Io mi sono arreso, non ho più le forze di lottare e recupare qualcosa che non credo abbia senso di recuperare.

O più altro, è impossibile recuperare qualcosa che forse non è mai esistito.

E questo me l’ha fatto notare qualcuno che non avrei mai pensato avrebbe detto una cosa del genere, che bene o male mi conosce da quando sono nato.

E mi sono perso, con questo post assurdo.

So solo che non ce la faccio.

Voglio dormire.

E forse svegliarmi tra un sacco di tempo, quando potrò guardare indietro e sorridere a questo momento così lontano.

Ma non è possibile.

E c’è troppo da fare.

E non ho voglia.

E non ce la faccio.

E ho bisogno di aiuto.

Anche se lo rifiuto.

Vi prego.

Giornate così, un po’ scure

È che qui le cose non vanno bene.

Faccio sempre più fatica ad addormentarmi ed ho sempre più bisogno di dormire.

Rimango nel letto a fissare il soffitto.

Prima e dopo.

Sì, anche dopo, perché una volta suonata la sveglia, la spengo e rimango lì, sotto le coperte, il più che posso.

Perché non ho voglia di prendere e uscire da quel rifugio sicuro, perché non ho voglia di affrontare una nuova giornata.

E così va a finire che le cose, anche le piccole cose, si accumulano e diventa una tragedia.

Lo studio arretrato, le esercitazioni da fare, anche solo sistemare un po’ la camera e renderla presentabile.

Ansia.

Non voglia.

Stanchezza.

Giornate

La giornata, lavorativamente parlando, non è stata delle migliori.

Arrivato a casa, tardi, causa partita da aspettare.

Uno spuntino per calmare la fame.

Un veloce sguardo al reader per distendermi un po’.

Ed ecco. Click. L’icona di Illustrator che saltella.

Vediamo di finire i file per l’esame di domani.

Sonno, tanto sonno.

E voglia di staccare da tutto e tutti e stare finalmente tranquillo senza pensieri.