298 – zen

Ci stavo pensando prima, parlando a cena con un amico.

Tanto sono preso e agitato e sempre di corsa esternamente – tra spostamenti, doppi tripli quadrupli lavori, palestra, corsette, pranzi e cene con amici e amici – quanto in realtà sono sereno e tranquillo internamente – quasi ai limiti dello zen -.

In effetti, a ben pensarci, le ultime decisioni sono state prese più per istinto e per la voglia di “tentar non nuoce”, che non ragionando dieci cento mille volte, magari chiedendo pareri esterni e senza più sapere a chi dare retta.

E invece no. Ho deciso che è meglio sbagliare e rendersi conto di aver fatto una cazzata, dopo averci provato con tutte le proprie forze, che non rimuginare per poi rinunciare e rimpiangere l’occasione per tutta la vita.

E sto vivendo anche con quella scelleratezza di chi non si fa (troppi) problemi se alle 17 di un lunedì di trasferta non è ancora stato prenotato l’alloggio. Tanto, alla fine, tutto si risolve, in un modo o nell’altro.

Quindi, perché sprecare energie in inutili pensieri che ti ingarbugliano la mente e ti bloccano ad ogni passo?

 

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