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Giornata decisamente interessante.

Per la compagnia, per la mostra, per il freddo, per Javier Marín.

Sulla mostra di Magritte, beh, nulla da dire, a parte l’interminabile coda. Eppure c’è stato tutto il tempo di fotografare i cavalli di Marìn, messi proprio lì di fronte a palazzo reale. Una serie di 3 gruppi di statue, in resina (credo), raffiguranti cavalli e cavalieri, leggermente storpiati. E vederli in quella strana situazione, tra polizia municipale veramente a cavallo, camionetta dell’esercito e un sole che illuminava di rosa la parte superiore del Duomo è stato veramente strano.

Ovviamente nella mostra non c’erano i pezzi forti. Ma mi è piaciuta. Ci siamo presi il tempo che ci serviva per guardare i quadri, leggerne le etichette, capire le scritte sui muri. Un’organizzazione della mostra non cronologia per soggetti, che faceva quindi perdere il concetto di tempo. Poche, quasi nulle, le spiegazioni, tranne scritte bianche sulle pareti grigie. E fermarsi davanti a quadri e dire cavoli che bello, anche questo è fantastico. Perchè tra piante che diventano colombi, donne che diventano statue del cielo, foglie che sono alberi non c’era altro da fare che evitare di capire e rimanere ammaliati. I giochi dei colori, i soggetti che diventavano sfondo, le tende impossibili. Bello bello bello.

Su flickr, le foto della giornata. E no, questo non è un link.

Cercavo una foto di un quadro che adoro. E da Google è saltato fuori questo. Come non postarlo?

 

Brividi. E voglia di leggere.

Pensava spesso al suo suicidio. Ed altrettanto spesso ci provava. Ma di solito sbagliava sempre qualcosa: una dose, un luogo, un’ora, la quantità di coraggio al momento decisivo. Ogni volta che ci pensava e ogni volta che ci provava, era solita mettere un sasso in un sacco decorato che le aveva regalato suo padre, e lo conservava in un angolo della stanza. Quel sacco rappresentava il senso della sua vita. Quella che si era concessa.
Tentava il suicidio ogni dieci giorni. Tre volte in un mese. Trentasei volte l’anno. Da ormai sei anni. Aveva sbagliato duecentoquindici volte.
Quella sera i sassi sarebbero diventati duecentosedici. Un sacco pieno. Stracolmo. Tanto pieno che non ci sarebbe entrato neanche un altro sasso, un altro tentativo. Un’altra possibilità, altri dieci giorni. Fu così che se ne rese conto. Di se stessa, della vita, dei suoi tentati suicidi, di quello che fino ad allora aveva ignorato. E capì cosa avrebbe dovuto fare.
Si mise la giacca, varcò la soglia portando con sé il sacco. Lo spinse lungo le scale. Poi lo trascinò lungo il vialetto, fin verso la scogliera, quella che ogni giorno guardava dalla finestra. Respirò l’aspro profumo del mare, e poi, sicura di sé, lo lanciò verso il fondo.
-Ho sempre sbagliato tutto – pensò ad alta voce – ma dagli errori s’impara.-
La sua voce sfumò mentre il peso del sacco la portava sul fondo degli abissi.

Scritto da Manila Benedetto e incluso nella raccolta di brevi racconti “Rac-corti” a cura di Andrea Careri per LAB di Giulio Perrone Editore

Shopping a.k.a. “quando si parla di fortuna, parte 2”

Benissimo.. dopo aver lasciato sconsolato la malefica e disorganizzata concessionaria Opel e aver raggiunto (in qualche modo) il parcheggio di Lampugnano, dovevo semplicemente prendere la metro per arrivare in Duomo, fiondarmi alla Fnac, acquistare un libro, prendere un paio di altre cose.
Beh, metropolitana ferma ore e ore in galleria, libri spostati in fnac e non trovavo più nulla, bancomat che prima non viene letto e poi dice codice errato, telefonino scarico (su cui per sicurezza avevo annotato il codice.. che era giusto!), figure del cavolo, tessera-punti non passata, la Giuly con cui mi dovevo trovare per pranzo che non riusciva a chiamarmi ed io ero in ritardissimo. Una corsa per arrivare al bar, praticamente distrutto e senza fiato. E nel frattempo il casino per tentare di trovare la Cia, che mi aveva mandato un sms per vederci e che avevo letto di sfuggita prima che il nokiastupido morisse. Ma alla fine sono riuscito a contattarla, usando addirittura un telefono pubblico che funzionava addirittura a moneta, leggendo il numero dall’iPod (w l’iSync!!!). Ma perchè non mi è venuto in mente prima? Vabbè, incontro al volo con la Cia, prima anche scappasse a lezione. Poi io sono ri-scappato in centro per fare altri acquisti. E omologarmi al resto del mondo (perchè l’ho fatto?) comprandomi un Eastpack, verdone scuro. Alla fine..l’unico zaino della forma e delle dimensioni che dicevo io, dopo che il Fila si è rotto anni or sono e si è rotto pure quell’oscenità che usavo ora come zaino. E il bancomat dal Tre Esse Sport funziovana! Grrrr. Ritorno veloce in uni, cercando un computer libero e chattare con qualcuno per sfogarmi un po’. Io senza cellulare mi sento morto. Anche non lo uso mica sempre! Nel frattempo si fa tardi è quasi ora di lezione. E – finalmente – vedo la Francy. E come rifiutare un caffè e aggiornamenti reciproci di news? Tanto arrabbiato nero com’ero non sarei mica riuscito a seguire… Poi in Cadorna a recuperare (finalmente) il nuovo abbonamento elettronico ed infine metro, Lampugnano, traffico, coda, traffico, Ghisolfa, imbecilli in strada, casello, telepass che ancora non funziona e redazione.
Faccio un paio di lavori, mi girano le scatole per un paio di cose che scopro all’ultimo (perchè non ho detto che oggi sarei dovuto essere al corso Roland, vero? Ma lasciamo perdere, va…). Ed infine, ore 8:30, casa. Cena. Computer. Blogger. Msn. E poi.. Wii. Ho dei conigli dementi e un super idraulico galattico da provare. Già già.

I conigli non sanno passare nei metal detector

E così anche in Europa è arrivato Rayman Raving Rabbids 2. Che prestissimo comprerò, rigorosamente per Wii. Ma l’argomento principale di questo post non è il video qua sopra, spot pubblicitario del gioco che va in onda sulle tivvù italiane. L’argomento principale è il problema causato dal via libera di UbiArts Shop alle spedizioni sull’intero territorio europeo. E come potrei resistere ad ordinare un favoloso e inutile soprammobile di plastica bianca? Come resistere ad ordinare questo favoloso Bunny Gonzales a sole 7£ + spese di spedizione?
Non so cosa mi sta succedendo ultimamente. No, non il fatto che abbia le mani bucate. Quelle le ho sempre avute. Ma sull’ossessione dei bianconigli, dei conigli psycho e di gadget vari ed eventuali. Bah…