Nostalgia di qualcosa che invece è ancora qui

Non so perché ultimamente mi viene da scrivere solo quando la malinconia mi pervade.

Forse è colpa di questi giorni di tranquillità in casa, in questo appartamento così bello che però non sono riuscito a sfruttare fino in fondo.

Così sono sul divano e guardo intorno e vedo quelle mensole cariche delle mie passioni, quel bellissimo tavolo rotondo, la sala luminosa e spaziosa.

Ed è assurdo, ma inizio già a provare un po’ di nostalgia, sempre se si può definire così, ma anche un po’ di paura per quello che arriverà poi.

E un altro Natale è andato

C’è questa cosa che vedo tutte le vostre foto su Instagram di tavole imbandite, cenoni da 50 persone, alberi di Natale strabordanti di luci, decorazioni, regali.

 

Ecco, io no.

È un po’ più faticoso e solitario. Non c’è così tanta atmosfera, così tanta gente, così tanti soldi spesi in regali, così tanti filtrini per l’Instagram.

Persino vedere gli amici di sempre una volta tornato al paesello è stato un po’ problematico, tanto che la voglia di rientrare subito a casa mia è stata tanta tantissima.

Però poi c’è stato quel pacchettino Amazon arrivato dallo UK, quei messaggini con quelle persone che ci si perde sempre di vista, quel paio di buone notizie in arrivo.

C’è stato un po’ di tempo per riposarsi e ricaricare le energie sul divano e sotto le coperte. E iniziare a pensare a quello che succederà tra un paio di mesi e a tutto quello da pensare e preparare per evitare di arrivare così tardi e all’ultimo. Ma poi si vedrà.

2016, confido in te, sai?

[…] by your side no matter what

Gus Kenworthy coming out

I am gay.

Wow, it feels good to write those words. For most of my life, I’ve been afraid to embrace that truth about myself. Recently though, I’ve gotten to the point where the pain of holding onto the lie is greater than the fear of letting go, and I’m very proud to finally be letting my guard down.

My sexuality has been something I’ve struggled to come to terms with. I’ve known I was gay since I was a kid but growing up in a town of 2,000 people, a class of 48 kids and then turning pro as an athlete when I was 16, it just wasn’t something I wanted to accept. I pushed my feelings away in the hopes that it was a passing phase but the thought of being found out kept me up at night. I constantly felt anxious, depressed and even suicidal.

Looking back, it’s crazy to see how far I’ve come. For so much of my life I’ve dreaded the day that people would find out I was gay. Now, I couldn’t be more excited to tell you all the truth. Maybe you’ve suspected that truth about me all along, or maybe it comes as a complete shock to you. Either way, it’s important for me to be open and honest with you all. Y’all have supported me through a lot of my highs and lows and I hope you’ll stay by my side as I make this transformation into the genuine me – the me that I’ve always really been.

I am so thankful to ESPN for giving me this opportunity and to Alyssa Roenigk for telling my story to the world. I think about the pain I put myself through by closeting myself for so much of my life and it breaks my heart. If only I knew then what I know now: that the people who love you, who really care about you, will be by your side no matter what; and, that those who aren’t accepting of you are not the people you want or need in your life anyway. 

Part of the reason that I had such a difficult time as a kid was that I didn’t know anyone in my position and didn’t have someone to look up to, who’s footsteps I could follow in. I hope to be that person for a younger generation, to model honesty and transparency and to show people that there’s nothing cooler than being yourself and embracing the things that make you unique. Head over to ESPN.com or click the link in my bio to read the full story and keep your eyes peeled for the November issue on newsstands soon! #outinsports#comingout#gay#beyourself#bornthisway

Via Facebook

Fortissimo

Alla fine sono state due settimane allucinanti.

Per fortuna che c’è stata quella parentesi di EXPO, con i Londinesi back in Milan e la solita cena nel solito posto.

Per fortuna che c’è stato un weekend per riprendere un po’ le forze.

E c’è anche stato un lunedì decisamente produttivo: certo, qualche scazzo qua e là è inevitabile, però il bilancio è assolutamente positivo.

Poi però le cose cambiano e proprio quando pensavi di avercela fatta, scopri che no.

Certo, eri un illuso a pensare il contrario, per la voglia di piangere fortissimo c’è e non te la toglie nessuno.

Il mio bellissimo tavolo rotondo vuoto

È un periodo strano, di nuovo.

Sto vivendo da mezzo eremita separato dal mondo, senza vedere praticamente quasi nessuno.

Abito a Bergamo, ma sembra sia difficile riuscire a organizzare qualsiasi cosa con gli amici del paesello o di Milano. Beh, nel senso: ovviamente sono sempre e solo che devo muovermi. Loro fare uno sforzo per venire a trovarmi, no. Poi lo proponi una volta, due volte, tre volte, alla quarta ti arrendi e fai spallucce.

Qui alla fine non sono riuscito a costruirmi un giro. Non si era mai riuscito a organizzare qualcosa con gli ex-colleghi quando ancora erano colleghi, figuriamoci se si riesce ora che sono ex.

Il progetto grande e spaventoso va avanti. E a rilento. Dico spaventoso perché è grosso e importante ed è una sfida per me. E c’era una prima parte che mi faceva paura e mi ha lasciato letterarlmente imbambolato a fissare uno schermo bianco senza sapere da dove cominciare. Eppure, superato l’ostacolo iniziale, sono in realtà molto soddisfatto dal risultato ottenuto finora.

Il problema però è di tempo: non è infinito e non ce la faccio a lavorare più di 8-9 al giorno. E la maggior parte del tempo è assorbita da un altro cliente che ha la priorità perché alla fine è quello che mi assicura entrate costanti a fine mese.

Però ci sono tanti boh nella gestione e nella collaborazione, che rendono difficile e faticoso il tutto.

Ci sono contatti che aspettano un cv e un portfolio aggiornato, ma torniamo al problema del tempo che manca, della forza che non sempre c’è.

C’è anche da capire cosa fare con questa casa. Questa bellissima casa. Ci stavo pensando questa mattina: la sala era inondata da una bellissima luce. Guardavo quell’angolo dove i divani si avvicinano, dove c’è quel mobiletto antico, la lampada e dietro i vasi IKEA con i rami che tanto mi piacciono. È bella. È accogliente, ma non riesco a farla vivere come vorrei. E tra qualche mese scade il contratto e bisogna decidere cosa fare dopo.

Tenere questa casa? Cercare altro su Bergamo? Cercare a Milano? Lasciare definitivamente l’Italia?

Sì, perché c’è la voglia mettermi di nuovo in gioco. Dare l’ennesimo colpo di coda e vedere come va. O forse fuggire di nuovo. Ma in realtà, ormai da cosa sto fuggendo, che sono lontano da tutto?

Però per il lavoro ho il solito problema: troppa esperienza in quello che non voglio fare da grande, troppa poca in quello che invece vorrei. E ha senso re-iniziare da junior a 30 anni e qualche mese?

Non lo so.

È come se mi sentissi in balia di forze esterne a me che non riesco a controllare molto.

Un giorno va bene e passa, l’altro invece pesa ed è faticoso.

E non lo dico, non ne parlo più con i diretti interessati, ma sento tantissimo il peso di questa solitudine. E direi che ormai ho la certezza che non è tanto vero che sono un orso capace di vivere da solo. Anzi, l’esatto opposto.

Certo, c’è l’hangout e le chattate (soprattutto con una cara amica dall’oltremanica, che ha dimostrato più e più volte quanto ci tiene a me), c’è lo snapchat, c’è il Facebook e il Twitter.

Però alle volte vorrei anche vedere occuppate tutte le sedie intorno al mio bellissimo tavolo rotondo.

Totale

Come sempre hai fatto uno di quei tuoi errori di valutazione, che consistono col fatto che un’operazione chirurgica, forse, non è una di quelle cose che ti puoi tenere per te e non dirla a nessuno. Una di quelle cose che se non la dici, non esiste veramente.

Il punto è che c’è quel misto di paura e ansia, ma non vuoi ingigantirlo neanche più di tanto. Non ha senso dare così tanto peso alla cosa con gli amici, ancora meno parlare con genitori e parenti. Perché far preoccupare anche loro quando non potrebbe non essere necessario?

E poi, trent’anni, una clinica a due passi da casa,  un tranquillo-in-giornata-sei-fuori, sarò in grado di cavarmela da solo no?

Ovvio che sì, per forza. Poi però finisce che ti fanno un’anestesia totale, ti dimettono alle 19 ormai con le farmacie di zona chiuse e il tuo compagno di stanza -tuo improvviso BFF- ti convince che forse è meglio non tornare a casa a piedi, con questo caldo, e ti offre uno strappo (beh, non guidava lui, ovviamente).

E poi, in serata, tentando di capire qualcosa dell’organizzazione delle medicine che ti faranno compagni per i prossimi giorni, ti rendi conto ancora una volta di quanto un’amica che ti scrive dall’oltremanica sia in realtà vicina.

E poi c’è anche chi prende tutto, sale in macchina, si fa troppi chilometri da Milano e viene a farmi compagnia. Almeno per la sera e per la notte. Per sicurezza. Che non si sa mai. Nonostante il giorno dopo debba comunque andare a lavoro e finire una valigia per un viaggio di lavoro.

E io, ecco, non so che dire, non so che fare: a parte avere gli occhi a cuore per avere amici così.

Come d’impulso

E così, a distanza di poco più di un anno, mi ritrovo di nuovo a cambiare qualcosa (di grosso) nella mia vita.

Una decisione forse presa un po’ d’impulso, come tutte le decisioni di questo tipo, però si era arrivati al punto in cui non aveva senso continuare così.
Sento sempre il bisogno di crescere, imparare cose nuove, confrontarmi, sperimentare, essere circondato da persone come me. Purtroppo non è andata esattamente come speravo.

E ringraziando il destino (o forse il fatto che magari qualcosina la so fare) sono arrivate opportunità. E adesso via, verso nuove avventure.

Destino

In realtà il destino ti chiamava e ti diceva che tu, ieri dovevi essere a Genova, a seguire la seconda edizione di un evento che ti interessava un sacco organizzato da amici bravissimi e che stimi.

E avevi in mente di fare di tutto per andarci, tentando possibili organizzazioni all’ultimo e invece no, una serie di piccoli problemi diciamo burocratici non permettevano che tu potessi prendere quel giorno di ferie, essere di nuovo in quella Genova in mezzo ai tuoi amici che non vedi da un sacco, a conoscere nuove persone, a parlare di ciò che ti piace, imparare un sacco di cose e sentirti ispirato e trascinato, esattamente come l’anno scorso.

Poi non pensi più a Genova e lasci un po’ perdere i pianti del tuo cuore e ti fai assorbire da tutto il resto della vita. E di visita medica in visita medica il destino ti porta a fissare (senza pensarci) un’altra visita proprio per ieri pomeriggio. Orario scomodo, problemi con lavoro e ultime consegne e ti rassegni a recuperare al sabato.

Non contento ovviamente di recuperare al sabato, decidi di saltare anche pausa pranzo, giusto per portarti un po’ avanti e uscire all’ultimo minuto disponibile per arrivare in tempo in ospedale.

E invece ti chiamano in ufficio, ti dicono di scendere e ti vedi una macchina accartocciata sulla tua macchina parcheggiata, che è stata sbalzata indietro fino ad urtare un’altra macchina parcheggiata. E vieni risucchiato in un vortice fatto di vigili, testimoni, assicurazioni, mail che non arrivano ah no in effetti forse ti arriva tutto per posta, stress, visite mediche già pagate e ormai perse e da riprogrammare, call center con attese infinite, operatori del soccorso stradale scazzati che danno informazioni errate, carri attrezzi che ci provano a tenerti in ostaggio la macchina per ripararla loro e la tua reazione è un ma mollatemi come un imbruttito qualsiasi ma sei troppo educato per dirlo veramente, officine,  perdite di tempo, impegni personali che saltano, esaltanti prospettive di dover gestire il tutto con un legale, vane speranze che in tempi brevi arrivi una macchina sostitutiva, illusioni che Adam torni esattamente com’era prima.

E ora, dimmelo: perché tu, ieri, non eri a Genova?

Non ancora

È un sacco che non scrivo.

Non perché non stia succedendo nulla, ma perché in realtà sta succedendo troppo ed è difficile stare dietro a tutto e avere tempo per fare qualsiasi cosa.

La stanchezza c’è, è tanta e purtroppo costante.

Però ci sono un po’ di novità che si stanno affacciando all’orizzonte, a seguito di decisioni che riguardano la vita lavorativa che presto si svilupperà su una strada diversa dall’attuale.

Però c’è anche lo scoprire quelle piccole cose che in realtà non avevo mai vissuto prima, o per lo meno non a questi livelli.

E si sta bene vivendo questa quotidianità da coppia che però non ha ancora avuto il coraggio di chiamarsi ufficialmente coppia.