Archivio mensile:Gennaio 2009

A volte, il campanello suona

Comunque, certe visite sono inaspettate.

O meglio, non tanto la visita stessa, ma ciò di cui si parla.

Veramente.

È che con chi ti conosce da quando non eri ancora nato a volte è difficile parlare di certe cose.

Non sai mai cosa sa, quanto sa e come reagirà  all’argomento.

Però, forse, tutti questi timori lasciano da parte ciò che è fondamentale.

L’affetto che ci lega, da sempre e che ci ha tenuto uniti per anni.

E quindi, boh.

Si parte quest’anno pensando alle sue parole, sapendo di poter contare su tutta la sua famiglia.

Si inizia quest’anno sentendosi un po’ più forte, riscoprendo al tuo fianco qualcuno che ti forse ti eri dimenticato di avere.

Deliri [di un sabato pomeriggio]

È che a volte sei stufo di tutta questa popolarità . Di persone che ti conoscono, leggono, ma non hanno il coraggio di commentare, mandarti una mail o scambiare quattro chiacchere e affrontare l’argomento.

E allora hai solo voglia di avviare la CyberPaperella, fare login sul tuo account effetipì, fare un mela-a e un mela-del e poi premere yes, delete. Forever.

Poi passeresti diretto a Facebook.

Ma tutto per cosa? Per poi avere di nuovo bisogno di un blog. E quindi cercare un nuovo nome, un nuovo theme, reinventare te stesso online. Sì, cambiare pelle si può. Ma a che prezzo?

E allora rimani qua. Confidi nell’intelligenza dei lettori guarda che so anche non te lo dico, perché ecco, insomma, il problema l’hai espresso più e più volte. Ma niente, niente, niente.

E allora che si fa?

Boh, non so.

Anzi, no, chissene.

E me ne torno di sopra a fare le tavole e ad ascoltare gli Honeycut.

Ricette (per un capodanno perfetto)

Bergamo.

Love + i Carissimi Amici Bergamaschi e il loro gruppo (enorme) di amici e qualche parente.

Un ristorante su (ma non troppo) in montagna.

La neve, che cadeva, cadeva e cadeva.

Io, impazzito con la macchina fotografica (1gb di foto in una sera è tanto?).

Il tempo che correva veloce, fino alla mezzanotte.

E il soldo per l’elfo, il melograno transgenico e i 12 chicchi d’uva.

I fuochi d’artificio, i botti (troppo potenti, forse), qualche palla di neve.

I baci sotto il vischio.

Poi di nuovo di ritorno a Bergamo.

Tirare le 7 a parlare (in una stanza) e a giocare (nell’altra).

L’ultimo ospite che se ne va.

La grande ospitalità  dei padroni di casa e un divano letto Ikea che ci accoglie, sotto una coperta Dalmatata.

Un ottimo capodanno.

Grazie, veramente, di cuore.