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Sabato, domenica, lunedì

Alla fine non sono abituato a giornate come queste.

Sabato ho comunque avuto casa piena di gente, ho fatto del mio meglio per offrire un aperitivo casalingo di quelli buoni e come sempre sono state tante, troppe le risate, soprattutto giocando a quella droga perfetta che è TowerFall.

E alla fine non capisco perché ci sono rimasto così male per quel tasso del 100% di assenza di quel determinato gruppo di amici. Non capisco perché mi ostino a vedere dell’amicizia o per lo meno una volontà di vedersi, quando invece – a conti fatti – non sembra esserci. Devo rassegnarmi, smetterla di rimanerci male e, veramente, fare un po’ di potatura. Perché non ha tanto senso a continuare con un rapporto di amicizia a senso unico, no?

Poi è arrivata la domenica: svegliato tardi, troppo tardi, un 5km di corsa a meno di 5’/km, la corsa a recuperare l’amica bergamasca, il salto volante in pasticceria e poi su al ristorante. Un menù di solo pesce fatto apposta per l’occasione. Tutto buono, buonissimo. E compagnia ovviamente eccezionale.

E la cosa più bella non è solo la felicità o i sorrisoni™ stampati in faccia come un ebete. È anche leggere poi certi status su Facebook che ti riempiono il cuore e ricevere poi messaggi dopo, quando tutto è finito. Perché vuol dire che è stata una bella bellissima giornata non solo per te, ma anche e soprattutto per gli altri. E sei ancora più felicione™.

Poi arriva il lunedì a rovinare tutto, ma qui è meglio non parlarne.

 

 

C’è che (sono di nuovo felice)

Oggi sono andato e tornato da Roma in giornata per seguire un evento.

E l’evento alla fine è stato bello e piacevole e la location molto interessante. Se poi ci aggiungiamo un viaggio in FrecciaRossa tutto sommato puntuale e comodo, con molti pisoliny (cit.) all’andata e con molte chiacchiere al ritorno.

Poi c’è stata la corsa da Swatch per la presentazione dei nuovi Irony X Lite, tante chiacchiere e l’immancabile acquisto.

E adesso sono a casa, sotto le coperte, ripensando con un sorriso alla sveglia di oggi totalmente ignorata, alla partenza da casa ritardo,  alla car2go provvidenziale trovata appena varcato il confine cittadino e poi abbandonata in un posteggio vivicinisimo a Centrale.

e quindi niente: ‘notte1

 

 

Parole che fanno paura

Ho quasi paura a scrivere che sono felice, perché è una di quelle cose che non devi scrivere dire o pensare perché poi puff, sparisce.

Eppure è stata una settimana positiva, più che positiva.

Forse veramente è tutta questione di atteggiamento e di come ci si approccia alle situazioni giornaliere. E se provi ad affrontarle con un sorriso sembrano andare via più tranquille.

Forse sono state quelle robe chimiche che vengono rilasciate quando fai sport e ti fanno stare bene. E io sto correndo, costantemente. Sabato scorso l’incontro con gli altri della squadra per il kick-off 2016. Ieri il primo allenamento serio in pista. Durante la settimana quelle corsette in giro per Bergamo con in testa degli obiettivi da raggiungere.

Forse è colpa degli amici, di certi amici. Che son quelli dei 200 messaggi non letti su un gruppo su whatsapp. Uno di quei gruppi creati quasi per caso e alla fine rimane, a distanza di mesi, e diventa il punto fisso della giornata per un sorriso o uno sfogo. E che ti ricorda che quando ti trovi delle persone belle, te le devi tenere strette e non lasciartele scappare.

Forse è colpa del week-end in compagnia di un’amica, che è rimasta anche a dormire da te. E con cui hai girato Bergamo (sfruttando la bellezza della giornata), con cui hai cucinato, sentito musica, guardato film. E che ti ha ricordato che ti piace tantissimo avere gente in giro per casa ma la gente è spesso restia a venirti a trovare che insomma la distanza, gli impegni, le cavallette.

Forse è il lavoro che questa settimana non ti è pesato, nonostante le consegne e le corse e le notti in agenzia.

Forse è che ho accettato quei momenti di botta di solitudine e ho imparato a conviverci e non mi fanno stare troppo male, perché alla fine è un po’ story of my life e non ha senso che scriva qui tutto quello che vuol dire perché ora il punto è un altro.

Il punto è che (lo dico, eh, anzi lo urlo) sono felice.

Punto e a capo

È stata una bella giornata, anzi bellissima.

Però poi arriva la notte e quando sei a letto e chiudi gli occhi le ansie arrivano a bussarti e non riesci a liberartene.

È che non hai abbastanza forza per affrontarle e allora giorno dopo giorno le allontani, ma queste poi tornano sempre più potenti e ti fregano.

Il primo del 2015

Mi son reso conto che è iniziato il 2015 da un po’ e non ho scritto ancora nulla.

Ho finito il 2014 e iniziato il nuovo anno vedendo un sacco di persone che una volta vedevo tutti i giorni e ora non più. E mi mancano, un sacco. Però stiamo riuscendo a vederci spesso, tra cene e compleanni e quindi avanti così, che son felice.

Ho salutato due carissimi amici che a breve partiranno per l’oltre manica. Ed è strano pensare che non saranno più a portata di cena, però rimarranno sempre a portata di chat. E son felice per loro e gli auguro una gran fortuna che se la meritano.

Sono stato paccato per una cosa a cui tenevo tantissimo da due persone a cui tengo tantissimo. Ci sono rimasto male, malissimo. Ma ho capito per forse – a questo punto – il “tenerci” non era molto ricambiato, quindi pazienza e rivediamo un attimo le priorità tra le persone.

Sto aspettando di mettere una firma a fianco a dei numeri.

Mi sono accorto che ho sempre più capelli bianchi (si bianchi) e che sono sempre più stempiato.

Alla fine, questi 30 anni sono dietro l’angolo e psicologicamente la cosa mi sta pesando. Perché mi ero dato tutta una serie di traguardi che in realtà non ho mica raggiunto. E – alle volte – in realtà mi sento molto sconfortato. Però poi passa, con una bella serie TV o rapito da parole sul Kindle. Ho deciso però per quest’anno di darmi un tono e farmelo passare invece bevendo vini pregiati.

E un altro Natale è andato

E così è passato un altro Natale.

Di quelli calmi e tranquilli, casalinghi e un po’ troppo solitari, forse.

Un Natale sobrio, senza troppi regali (né fatti, né ricevuti), senza un albero luminoso e lampeggiante.

Un Natale in cui ho sentito tantissima nostalgia. Una nostalgia piena di dubbi, di se e di ma, pur consapevole che il tornare indietro non è mai come si vorrebbe.

Però in questi giorni ho avuto modo di rivedere carissimi amici dopo troppo tempo, ho recuperato un bel po’ di sonno perduto e mi sono rilassato dopo gli ultimi giorni fin troppo frenetici.

Quindi, per ora, va bene così.

Auguri a tutti voi, anche se arrivo un po’ in ritardo 🙂

 

Fierce

In questi giorni ho avuto modo di rivedere colleghi ed ex-colleghi che non vedevo da una vita.

C’è stato modo di parlare, chiacchierare, raccontarsi, scoprire le loro novità lavorative.

E, ripensando un po’ calma a quanto detto, non riesco a non essere contento per loro, fiero di loro.

Mercoledì 1 dicembre 2004

Ciao F.!

Magari questa mia rimarrà un puro esercizio di stile, magari ti dirò più o meno le stesse cose che ti sto scrivendo o magari non te lo dirò mai, dovrò solo trovare il momento adatto per dirtelo…

Ti ho lasciato un po’ in sospeso… lo so. E dicevo che volevo dirtelo parlandotene a quattrocchi ma ora ho un po’ di paura, timore a parlartene… no, non ti preoccupare inutilmente!

È solo che c’è una parte di me che non accetto. E non si tratta dei peli o delle orecchie a sventola… è una parte di me che costituisce me stesso, e che, assieme alle altre, mi ha reso quello che sono, in bene o in male. Però la tengo nascosta, la copro con bugie che non sempre reggono, me ne vergogno, come se non fosse “normale”…

E in effetti un po’ fuori dal comune lo è però…

Cavolo! Ho veramente così tanta paura del giudizio degli altri: ho la paura, anzi, il terrore di rimanere solo, come, apparenze a parte, sono, alla fine, sempre stato. E ho paura di rimanere solo dopo aver incontrato te e l’E.. Vi voglio un bene tremendo, anche se me ne esco fuori con battute stronzissime o se magari non mi faccio vedere in uni per qualche giorno e neanche vi chiamo. Son fatto così. O prendere o lasciare, dice qualcuno. Ed è il possibile “lasciare” che mi fa paura. Vorrei escluderlo, e per questo faccio di tutto per farmi accettare, entrando in conflitto a volte anche con me stesso…

Qual è il punto ti chiederai… è difficile da dire, anche scrivendolo. O meglio… soprattutto scrivendolo: ti obbliga ad avere le idee chiare per poterlo scrivere e dargli il potere di rimanere…

Non ti sei mai accorto di qualcosa di “strano” in me? Di diverso dal comune? Forza, pensaci bene, non è poi così difficile. Come mi ha detto la M.,  “ultimamente tentavo di emergere”, ma non è poi così semplice! Soprattutto quando passi una vita a fare in modo che il problema semplicemente non esista finchè poi non scoppi (nel mio caso scappi in lacrime…) ed esplodi e capisci che non puoi tenere tutto dentro. È così ingiusto! Verso te stesso e verso quei pochi che ti stanno accanto e ti vogliono bene. E ti vogliono bene perché non sanno quella certa cosa di te, ma dopo? Scapperanno? Ti considereranno in modo diverso da prima? Sarà tutto prima e capiranno che tu alla fine sei sempre il solito e l’unica differenza è che loro sanno cosa tu sei veramente? Belle domande. Ma l’unico modo per scoprirlo è parlare ed aprirsi. Ed attendere il verdetto della giuria…

L.

Sunday happy Sunday

Una giornata di pioggia, un treno in ritardo, un parcheggio introvabile, uno scambio regali inaspettato, un pranzo in centro da Biif, una lunga camminata in Città Alta, un panorama che ti toglie il fiato anche se troppo nebbioso, un tè delle 5 e tante tante chiacchiere.

Poi pensi che senza questo blog non ci saremmo neanche potuti conoscere.

E ti scappa un altro sorriso.