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Profumo

Sei stato via quasi 3 settimane, in vacanza.

Sei tornato e hai detto che quella vacanza ti serviva per trovare te stesso. Per farti delle domande e darti delle risposte. Se ha senso quello che hai fatto nell’ultimo anno, se sei cresciuto, da dove sei partito e verso dove stai andando, se questa città ha ancora senso per te.

Non mi hai detto cosa ti sei risposto, eppure, in queste 3 settimane in cui tu sei stato via, anche io mi sono più o meno fatto le stesse domande, ma a differenza tua non sono riuscito a darmi una risposta.

Non ci siamo sentiti molto, perché non volevo disturbarti nel tuo risposo.

Eppure sei rientrato e ci siamo sentiti e ci siamo visti, con entrambi questo desiderio di pizza.

Non so cosa siamo, però sentivo nelle tue parole la voglia di andartene da qui e non potevo fare a meno di pensare da egoista che non voglio che tu te ne vada prima che possiamo capire se in tutto questo c’è un noi.

Quello stare troppo vicini sul divano, guardando la TV. Quel sentire il tuo calore, sentire il tuo profumo. Che non è solo il profumo della tua pelle, ma è anche qualche spruzzata di troppo di un qualche profumo che ovviamente non so riconoscere.

E poi come sempre, finito tutto te ne scappi via e so che vorrei avere il coraggio di chiederti di rimanere a dormire, di riempire per la prima volta quel letto di due corpi che dormono.

E invece no.

E quindi rimango solo col tuo profumo che non so riconoscere e che mi si è appiccicato addosso.

Carrara

Quelle giornate festive che iniziano con mezze giornate di lavoro, quando dovresti stare a casa a sistemarla perché hai ospiti e hai anche il frigo vuoto.

Quei pomeriggi passati a pasticciare in cucina per preparare degli aperitivini.

Quegli amici che arrivano e poi aperitivo che va per le lunghe e le chiacchiere.

Quelle passeggiate notturne a Bergamo, per tentare di vedere la Carrara appena riaperta.

Quelle vasche in un Borgo Santa Caterina pieno di gente, estremamente vivo, forse anche troppo e l’indecisione nello scegliere il locale dove bere qualcosa.

Tutti quei chilometri macinati a piedi aventi e indietro.

Quella stanchezza che appena tornati a casa ti fa sedere sul divano, accendere la TV e dormire, istantaneamente. Con un sorriso stampato in faccia.

Della cattiveria di Timehop

Timehop è quell’applicazione perfida è malvagia che ti ricorda un sacco di cose che tu hai dimenticato.

Magari sono status che a distanza di anni ti vergogni di aver scritto: post in 3ª persona agli albori di Twitter, cretinate varie, frasi che non riconosci più perché scritte con uno stile che non è più il tuo, foto tirate fuori dalla library che anche no grazie.

Però Timehop riporta a galla anche frasi e immagini che ti fanno ricordare subito la situazione, il momento. Cose che avevi sepolto e che a volte ti fanno piangere, a volte ti fa piacere ricordare, come ad esempio una foto scattata in ufficio, 3 anni fa.

È così ti ricordi i tuoi compagni di stanza, i lavori di quel periodo, i fogli alle pareti e riesci a ricordare la storia, il periodo, gli aneddoti, l’atmosfera che si respirava.

E va bene, è un ricordo piacevole e si potrebbe anche pensare di ringraziare Timehop.

Il problema però viene fuori quando confronti quel passato con il tuo presente e quella brutta sensazione che in questo momento non stai costruendo alcun ricordo altrettanto forte. Adesso fai e disfi senza sosta, ma sei sempre insoddisfatto, per nulla rilassato e forse neanche troppo contento. 

Poi c’è una protagonista di quel periodo che ti scrive su WhatsApp che alla fine 3 anni fa eravamo dei giovani pirla. E ha ragione, da vendere.

Però ora che Timehop ti ha ricordato quei momenti, quei momenti ora ti mancano da qui all’infinito.

Poi scopri che c’è chi vive una vita vera

E alla fine, proprio mentre mi stavo gettando una life, hanno spento i server del fifi.

Ma mentre tutto quello che ha significato per me il Socialino l’ho scritto di la, nell’altro blog in cui scrivo con nomecognome, di qua volevo parlare di questa serata.

Una serata di reunion di gente del liceo (grande successo: 6 su 26).

Però è una di quelle cose che mi fanno piacere, perché alla fine degli amici magentini ho un buon ricordo. È bello ritrovarsi a distanza di anni (quanti sono, 10/11 da quando abbiamo finito il liceo) e vedere come sono andate avanti le nostre vite.

Persone che non ci sono neanche tutte su Facebook (e chi c’è lo usa poco), persone che fanno lavori veri (medici, chi in azienda – che producono beni materiali).

E poi aiuta anche il buon cibo, le chiacchiere, il vino, i liquori, le partite a biliardino (che ti fanno sudare più di una mezza maratona).

https://instagram.com/p/1T7yPKROxA/

E poi così come sono iniziate, finiscono.

A tra 10 anni, amici.

Onde

Le settimane tremende continuano.

E l’idea era di passare una Pasqua per conto mio, per rilassarmi, per riposarmi, per fare le cose che mi piacciono senza preoccupazioni. E invece non è andata così. Per nulla.

Col senno di poi, posso dire che tutto quello che avevo pensato era sbagliato.

Non è questo il periodo in cui sono capace di stare bene con me stesso. E paradossalmente, la giornata di ieri con i miei in trasferta, è stata migliore di quella di oggi, passata in un letto senza la forza di alzarmi, con le ansie per quello che mi aspetterà domani in ufficio, intervallate da quel “magari nel pomeriggio vado in agenzia così mi porto un po’ avanti”.

Avevo dei programmi per oggi. Cose da fare, cose per me, cose per amici, cose per il mio futuro. Non ho fatto nulla.

Avevo un invito per una giornata al parco con degli amici che forse non si rendono conto che se non ci fossero stati loro in questo ultimo periodo io non so dove sarei. E invece no, me ne sono escluso da solo. Perché, poi?

Ma nel frattempo vedevo anche su Instragram troppe foto che mi facevano sentire escluso da altri gruppi di amici, grigliate e gite fuoriporta di cui non sapevo niente e di nuovo scatta quella paura di sentirsi escluso, di essere – alla fine – da solo, di non essere abbastanza per gli altri.

E alla fine non è un pensiero che ha molto senso quando si fa di tutto per stare da solo, vero?

ciclica

È stata una settimana di quelle brutte, ma veramente brutte.

Una di quelle che ti prendono, ti scaraventano a terra e iniziano a farti per l’ennesima volta dubitare non tanto di te e delle tue capacità, quanto invece della tua abilità nel fare le scelte giuste.

Ci sono cose che non vanno e su quello non c’è altro da fare che rimboccarsi le maniche perché al momento ancora non voglio arrendermi, però sono quelle situazioni che ti fanno venire voglia di andarsene di nuovo, ancora più lontano, per fare altre esperienze e continuare a crescere.

È stato un weekend di quelli belli, bellissimi.

Amici e amiche che passano a trovarti, sia di sabato che di domenica. Le corse per tentare di di rendere presentabile casa, gli ultimi acquisti, il bello di ricevere i complimenti.

Avere la casa piena di parole, di risate, di musica. Vedere la cucina usata per preparare aperitivi e muffin, le ore a giocare a SingStar per la gioia dei vicini, il un tempo che passa sempre troppo veloce.

Valenca, Franciacorta

Un sabato di nuovo in compagnia dei colleghi in una villa in franciacorta.

Un pranzo forse troppe importante che però è passato veloce.

Una dimensione decisamente umana e quella sensazione di stare bene.

Un sorriso quasi abbozzato e neanche forzato, per una volta, in una foto di gruppo un po’ particolare.

Bene così.

Vercelli, 11

Sembra ieri, ma invece è già passato 1 anno.

Mi compaiono regali sulla scrivania, con engagement post che non si possono ignorare

A photo posted by @nomoreme on

Un anno in realtà denso di cambiamenti, nuove avventure, di persone che sono entrate nella mia vita e altre che ne sono – purtroppo – uscite.

Una nuova città, nuovi ritmi di vita, nuove passioni e le vecchie un po’ ridimensionate.

Un anno in cui ho superato la soglia dei trent’anni e in cui mi sono reso conto di non essere ancora riuscito a trovare un obiettivo a lungo termine: giusto o sbagliato che sia sto vivendo giorno per giorno e per ora sono contento così.

Ma ci sono momenti in cui quella vita conclusasi un anno fa mi ritorna prepotentemente in mente. E la nostalgia di quelle stanze, di quei lavori, di quelle persone fa ancora male, molto male.

Altro weekend

E velocemente sono passate altre 2 settimane.

2 settimane in cui in realtà sono rimasto tipo sommerso dal lavoro.

Però alla fine si è vista la luce in fondo al tunnel.

E oggi mi sto godendo questo sabato di pulizie di casa e di lavatrici, in attesa che arrivi un amico per fare poi un giretto in questa Bergamo meravigliosa col sole e 13°.

E domani c’è anche la prima garetta. La 10k del Trofeo Sempione, che affronterò tranquillo, visto il dolore al ginocchio che mi ha accompagnato lunedì durante l’allenamento (e io come un cretino che ho spinto per altri 8km perché non volevo fermarmi a neanche 5).

Incrociate le dita per me. Non che voglia arrivare primo o fare chissà quale tempo. Però alla fine è pur sempre la prima volta. E c’è quel misto di emozione e paura come in tutte le prime volte.