Archivio mensile:Giugno 2010

Sandra portami al mare

Non so perché, eppure tornando verso casa dopo una bella festa di compleanno, con la musica di sottofondo e un B. addormentato sul sedile di fianco, mi sei venuta in mente tu.

E mi sei venuta in mente pensando che 4 anni sono passati in fretta.

Quattro anni fa eravamo entrambi soli. Per un motivo o per un altro ci eravamo allontanati dai rispettivi gruppi di amici e ci siamo ritrovati. E si stava bene insieme. Io ero sparito, avevo cambiato scuola, non avevo finito il Liceo dove l’avevo iniziato. Poi ero diventato contro voglia uno studente di economia. Tu invece eri alle prese con l’anatomia.

Pensandoci, quattro anni fa, in questo periodo, ero sempre a casa tua. Per tanti motivi, ma anche vedere tutte le partite dell’Italia. Non che il calcio mi abbia mai appassionato, eppure per la Nazionale un’eccezione si può sempre fare.

E poi è bello e divertente vedere le partite con gli amici. E mangiare qualcuno dei tuoi tiramisù.

E mi ricordo anche quella serata, quella della vittoria. La felicità  e la gioia. E poi in macchina, via verso Milano, ad intasare il centro. Fare strade alternative, trovare parcheggio e sentire gli amici della Cattolica.

Già , conoscevi alcuni miei cari amici dell’università . E sempre quell’anno, se non sbaglio poi siamo andati in vacanza proprio con uno di loro, A. Era assurdo come con A. mi trovassi così a mio agio, riuscendo a parlare di cose di cui non avevo parlato a nessun altro, neanche a te.

È stata una vacanza strana. Mi ricordo del mare, del sole del primo mattino, con la spiaggia ancora vuota, del condizionatore puntato sul mio lettino e dei pinguini che giravano per la camera quando tu regolavi il termostato.

Ma mi ricordo anche delle tante persone conosciute, degli scambi di cell e di email e delle amicizie richieste su facebook. Scoprire che il mondo è minuscolo e conoscere in Tunisia una piccola genietta laureanda in Cattolica, in Economia.

È stata una vacanza strana, perché alla fine è stata una delle prime volte in cui mi sentivo libero e tranquillo. Lontano da casa, con la sicurezza data dalla vicinanza di A. e solo un’ostacolo da superare: riuscire a parlarne con te. E gli scazzi e i sotterfugi e gli stratagemmi per capire se avevi capito, perché per me, da zero, era veramente difficile parlarne, con te, che ti conoscevo da una vita (beh, vita no, ma 6-7 anni sì).

E non so com’è successo, dev’esserci stato lo zampino di qualcuno. E forse anche qualche mio scazzo, visto che l’idea di essere il gossip del momento del gruppone che si era formato, mi dava veramente fastidio.

Ma poi niente, alla fine è basta parlarsi e tutto è andato a posto. Ed è arriva la fine della vacanza, di quella vacanza e ho lasciato per la seconda volta quel villaggio vacanze con un magone tremendo.

Poi è successo che tu, imperterrita, in quel villaggio sei tornata pure l’anno successivo. E lì hai conosciuto due ragazzi, uno dei quali ora è il tuo ex, l’altro invece continua a girarti attorno, ma alla fine non so bene cosa sia successo.

Il tuo ex ora è mio amico, uno di quelli a cui tengo di più. E trovo assurdo come riesca ad organizzare di vedersi più facilmente con lui che non con te, da quando avete rotto. Ma in fondo, è da quando l’ho conosciuto che è sempre stato così.

Ed è da quando avete rotto che in qualche modo ci siamo allontanati. Forse perché io non sono più solo e pure da un bel po’. E tu, boh, non so, non ho mai capito e non mi hai mai detto nulla, neanche quando riusciamo a beccarci in chat. Mi sembra però che tu sia riuscita a farti un giro tra amici e conoscenti, riuscendo a superare quel guscio di timidezza che ti ha sempre contraddistinto. E alla fine, diciamocelo, ad entrambi piace un po’ essere inseguiti e rincorsi e se aspettiamo che uno dei due organizzi per vedersi, stiamo freschi.

Però boh. Questi pensieri sono strani, dopo una festa di compleanno.

Ma forse neanche tanto, perché era la festa di compleanno della ragazza del tuo ex.

O forse perché ci ha pensato il casuale dell’iPod a tirar fuori Sandra, usata come sigla dall’animazione per quella vacanza.

Sotto queste pagine c’è un motore 3.0

Sono diverse settimane che sto testando wordpress 3.0.

Un po’ per lavoro, un po’ per passione. Ieri è uscita la versione stabile e oggi ho aggiornato anche questo blog, oltre ai server di sviluppo.

Queste le novità , riassunte in un video:

https://videopress.com/v/wp-content/plugins/video/flvplayer.swf?ver=1.21

Come designer, non posso che ammirare i nuovi colori e le nuove icone dell’interfaccia di amministrazione, molto più piacevoli e meno confusionari. E tutto sempra molto più smooth e veloce.

E come amante dei codici, sono veramente interessanti le nuove tassonomie personalizzate che si possono creare.

Per tutto il resto, c’è l’elenco completo delle novità .

Granarolo, Santoro e Dino il Dipendente.

Tutto parte da questo twit di Divemaster, importato su FriendFeed:

Poi inizia la discussione, in cui compare subito un certo Dino, con feed privato, con username “granarolo”, senza foto.

Il resto, leggetevelo.

L’ho trovata interessante, sotto alcuni punti di vista. Ma il dubbio rimane: Dino, il tecnico dipendente, è veramente così affezionato all’azienda per la quale lavora da cercare su google la società , trovare (per caso?) l’import su FF, iscriversi al servizio e commentarlo?

È successo lunedì, ma ne parlo solo ora

Settimana piena, pienissima.

Una festività  passata sui libri, che non è ancora finita. E neanche i libri, in realtà .

Un po’ di tempo rubato per “giocare” con un’installazione di prova di WordPress 3.0, provare le nuove funzioni, abituarsi al leggero restyling dell’interfaccia di admin e testare alcuni plugin che potrebbero farmi comodo per un nuovo lavoro.

Già , il nuovo lavoro.

Voglia di parlarne, perché l’intera situazione mi piace, mi stimola, mi affascina. Lunedì ne ho avuto solo un piccolo assaggio, ma mi è bastato per capire l’aria che si respira, i brainstorming, la possibilità  di lavorare accanto a persone più che preparate, alcune delle quali ho già  avuto modo di conoscere.

Insomma, tutto un’altro mondo rispetto al vecchio open-space.

Però tutto ciò porta anche una certa ansia, collegato a quanto traspare di quello che sono tra i bit dell’online.

Forse qua sopra parlo troppo di me e sono troppo lamentoso e non so se voglio che chi mi dà  lavoro legga queste pagine. Su Facebook forse sembro troppo monotematico e dannatamente pop-trash. Su friendfeed forse il problema non è quanto scrivo, ma tutti i commenti che lascio in giro, su post assolutamente variegati.

Mi viene voglia di un altro dominio, con tutto un altro genere di contenuti. Mi viene voglia di azzerare gli account di twitter e di friendfeed e ricominciare tutto da capo. Per dare tutta un’altra immagine di me. Più seria, più professionale, evitando tutte le cavolate.

Eppure boh.

Forse ora è meglio ributtarsi sui libri. La notte è giovane, l’esame è lì che mi attende e per queste cose c’è sempre tempo.