Archivio mensile:Ottobre 2008

L’Oscuro

Alla fine, sono riuscito a vederlo.

E sono ancora senza fiato. Tremavo, chiudevo gli occhi e li riaprivo. Perchè ti prende. E non ti lascia più andare. 

Affrontare Il cavaliere oscuro mette comunque in difficoltà , perché ti rendi conto immediatamente che le solite parole non bastano. Quelle di elogio della mostruosa, indicibile, uberumana performance di Heath Ledger, e di tutto il cast con lui. Di come Chris Nolan sia riuscito a trovare un equilibrio definitive tra le due anime del suo cinema, schizofrenico e fenomenale come gli splendidi, corposi personaggi di questo film. Di come Il cavaliere oscuro abbia ben poco del comic book movie, ma sembri piuttosto, come molti hanno detto, l’ultimo thriller metropolitano possibile, un film complesso e adulto, nonostante le impennate e nonostante le maschere, che risente più della lezione di Michael Mann che di Tim Burton. Del fatto che quella macchina da presa che volteggia tra i palazzi fa del pipistrello un simbolo decadente, mentre la protagonista è proprio la città  – una città  che è impersonificata e resa carne, con il suo caos e il suo caso, il suo dolore e il suo disperato eroismo, e la sua fioca speranza. Gli occhi che ci guardano, e che ci parlano, fin dalla prima inquadratura, sono le mille e mille finestre di Gotham City. Pronte a scoppiare.

Via Giovanecinefilo

Anniversari

Oggi niente lezione. Causa un tremendo maldigola e un po’ di febbre.

Così, a casa tutto i giorno. In parte a dormire, in parte a studiare.

Pranzo e cena.

Poi, dopo cena, arriva mio padre in camera.

Con un vassoio di pasticcini in mano, chiedendomi se voglio uno dei “pasticcini dell’anniversario”.

Ovviamente, rifiuto, non mi vanno.

Ma non posso non fare a meno di non pensare a che anniversario si riferisse..

Attualità  [brivido e schifo]

Con i fatti di ieri, a Piazza Navona, le parole di Cossiga suonano stranamente profetiche.

‘Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero Ministro dell’interno’, ovvero lasciar stare i liceali e lasciar protestare gli universitari, ‘Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università , infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città  â€¦ Dopo di che – continua Cossiga nell’intervista a al Quotidiano Nazionale – forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà  sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri’ e inoltre ‘le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà  e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà , ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano’.

E, a leggere gli articoli di oggi dei vari giornali, sale lo schifo. Lo schifo per chi fa disinformazione (l’Ansa parla ovviamente di “scontri tra ragazzi di destra e di sinistra” e di “centri sociali”, informazioni copiate tali e quali dal Corriere..), ma lo schifo ancora maggiore a leggere articoli seri.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove. 

Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. “Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!” protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: “E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!”. Il funzionario urla: “Impara l’educazione, bambina!”. La professoressa incalza: “Fate il vostro mestiere, fermate i violenti”. Risposta del funzionario: “Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra”. C’è un’insurrezione del drappello: “Di sinistra? Con le svastiche?”.

È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un’azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. “Lei dove va?”. Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: “Non li abbiamo notati”.

Un gruppo di studenti s’avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell’Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà  in ospedale).

via Zorflick