Notti brave e accenni di sogni preoccupanti

Altra notte interessante. Andato a letto un po’ troppo tardi, causa uscita con colleghi e lunghe chiacchere con quella che sta diventando una carissima amica e collega. Arrivato a casa semidistrutto, una sbirciatina al telefono sperando nell’arrivo di nuovi messaggi. E poi nanna. Sonno. E sogni. Sogni, come al solito, strani. Quei sogni che li lasciano un po’ così.
Sveglia, all’improvviso, alle 9. Benjemin il coniglio suonava come al solito la sua canzoncina per svegliarmi. Eppure, mi sono svegliato male, immaginando di ricevere, all’ultimo una mail con i dati per un grafico che dovevano fare altri. O.o
E ho tentato di riaddormentarmi. Peccato che poi ci sia messo il postino a rompere le scatole. E così, con gli occhi chiusi, mi sono dovuto vestire velocemente, trovare il citofono, rispondere e affrontare la fortissima luce del sole di mezzogiorno. Ed era troppo, tutto in un colpo solo.

Leggende da economista

Ricordo ancora le parole della mia professoressa di Organizzazione e Gestione Aziendale. Una volta, durante una lezione, ci ha raccontato una storiella, la solita leggenda – come tante altre – del mondo dell’economia. Leggende che, spesso, vedono come protagonista lo Steve o Apple. Comunque, questa storiella parlava di un grosso problema che affliggeva una fabbrica di chip di Sony. Ogni giorno, ogni mezz’ora, la maggior parte dei chip prodotti dovevano essere buttati perchè non funzionanti. Nessuno riusciva a capire cosa c’era che non andava, visto che tutti macchinari erano a posto e i chip prodotti in altri momenti erano perfettamente funzionanti. Così, il grande capo di Sony, scese in fabbrica (e si sa che gli uffici dei capi sono sempre sopra le fabbriche) e si mise a parlare con tutti i dipendenti di questo problema. Parlò con i tecnici, con i responsabili della manutenzione, con gli ingenieri, ma non venne a capo del problema. Finchè non gli capitò di scambiare due chiacchere con una guardia, che gli fece presente che ogni mezz’ora passava un treno sulla linea ferroviaria lì vicino e il passaggio si sentiva anche in fabbrica, con delle vibrazioni. E, così, ecco spiegato il motivo dei chip malfunzionanti ogni mezz’ora.
E tutti noi, studenti di economia, a dire “oooooh”, pensando al fatto che una guardia era riuscita a risolvere un grossissimo problema che neanche ingenieri e tecnici erano riusciti a risolvere.
E la professoressa a parlare di quanto sia fondamentale per il managment rimanere in contatto con tutti i livelli della loro azienda, mantenere buone relazioni, essere veramente informati su quel che succede e toccare con mano la realtà  della società .

E non so perchè, oggi, in macchina, passando di fianco a vecchi padiglioni della fiera ora abbattuti, mi è venuto in mente. Forse perchè ripensavo alla situazione a lavoro. Che non ha esattamente lo stesso alone mistico della leggenda. E che assume, invece, tinte un più cupe. O, volendo, un’accozzaglia di colori buttati a caso, senza alcuna logica. Un’accozzaglia da cui, sono spariti recentemente due ottimi elementi che davano valore, estro e bravura alla composizione. Ma, il managment, non sembra avergli dato troppo peso. Tanto, morto un papa, se ne fa un’altro. No?

Però mi sono reso conto di accorgermi di molte cose. Che – nonostante tutto – quei 4 anni di economia non mi sono scivolati via e mi hanno lasciato una grossa impronta. Mi rendo conto di poter sapere, a livello teorico/economico-manageriale, come andrebbero fatte/gestite certe cose. E mi rendo conto che so pure, a livello pratico/grafico, come vanno fatti certi lavori. E per questo, mi permetto di giudicare. E di non apprezzare quel che vedo.

Fughe di gas

Ancora una volta è scattato l’allarme antigas.
Ancora una volta, ovviamente, si blocca arresto il gas in tutta casa.
Ancora una volta si blocca la caldaia, che deve essere riattivata manualmente.
Ancora una volta fai areare la cucina.
Ancora una volta sopporta quel suo odio sibilo spaccatimpani.

Sì, è vero che prevenire una fuga di gas è meglio che curare, ma qualcuno, forse, dovrebbe spiegare a quella scatoletta anti-fuga-di-gas che quello che ha sentito non è odore di gas.

Quello è solo profumo di pizza fatta in casa appena sfornata.

Google e Velazquez

Google festeggia così l’anniversario della nascita (6 giugno 1599) di Diego Rodrà­guez de Silva y Velà¡zquez, grande ritrattista famoso soprattutto per i ritratti dei componenti della famiglia reale di Spagna e altri importanti personaggi famosi dell’epoca.

Il logo riprende, adattandolo, il quadro “Las Meninas“, in cui – tra le varie figure presenti – compare pure Velazquez stesso.

Ma, per qualsiasi approfondimento, vi lascio a Wikipedia

[mi viene però il dubbio che a me, di questo quadro, qualcuno ne abbia già  parlato, durante una conversazione telefonica…]

Musica e vita

Capita che tornando a casa inserisci in macchina un vecchio cd, uno di quelli che hai ascoltato un sacco di volte e tutte le volte ti emozioni.
Canzoni che hai ascoltato per darti la carica e canzoni che hai ascoltato quando eri triste e depresso.
E all’improvviso ti tornano in mente ricordi che avevi rimosso, associ le note a momenti passati della tua vita.
E all’improvviso le associ a quel che stai vivendo ora.
Perchè hai bisogno di qualcosa che ti dia la carica, hai bisogno di un po’ di musica che si adatti al tuo essere triste, depresso o semplicemente arrabbiato nero.
Perchè, quell’album, alla fine lo adori, dalla prima canzone all’ultima.
E non puoi far altro che farlo ripartire da capo.
E di nuovo felicità , tristezza, energia e tranquillità  ti passano per il corpo.
E continueresti così, all’infinito. Perchè forse, quell’album, è come la tua vita.

Senza parlare

Ok. Direi che le ultime due sono state due serate bellissime. La prima un po’ più intima. La seconda all’insegna del trash, della ressa, del “stamoce tutti viscini viscini”, al Join the Gap @ Borgo del Tempo Perso.
Mi spiace aver perso di vista una collega e il suo gruppetto di amici. Ma l’idea di diversi per andare al guardaroba è stata abbastanza deleteria. E fortuna che c’erano degli amici del Kob di Love, di cui abbiamo tranquillamente usurpato divanetti, cubo e torta.
È deciso: devo conoscere gli altri del Kob. E serate come questa si devono ripetere: belle belle belle.
Anche se, in realtà , non ho più voce.