Sono un uomo da 18 crediti

Tutta colpa del Laboratorio di Metaprogetto e dei suoi professori che se ne sono fregati delle classiche dinamiche di amicizia che si usano per formare i gruppi di lavoro e ci hanno imposto un metodo tutto loro, ignoto, infame e forse anche un po’ crudele, ma funzionale e tremendamente aderente alle dinamiche reali del mondo del lavoro.

Ci hanno illustrato tre tipologie di figure: gli smanettoni, quelli che sanno dove mettere le mani, come fare le cose, che sanno che funzionano i programmi; gli organizzatori, quelli che prevedono, tengono le redini dei progetti, coordinano il lavoro degli altri e sanno sempre quello che c’è da fare; i teorici, quelli fantasiosi, che hanno idee, vivono in un mondo tutto loro di fantasia. Successivamente ci hanno chiesto di dividerci autonomamente nei tre gruppi ed è stata fatta qualche modifica per pareggiare il conteggio.

Quindi la spiegazione: un buon gruppo, per funzionare, deve avere un organizzatore, uno smanettone e un teorico.

Poi la sorpresa. Gli organizzatori sono stati invitati ad avanzare verso la cattedra e sono stati definiti project manager. Ad ognuno di loro è stato assegnato un budget di 20 crediti, da usare per acquistare le altre due “figure professionali”, attraverso la forma dell’asta, ed il tema della ricerca da presentare.

Subdolo, astuto, crudele, geniale, tremendamente reale.

Perché sul project manager è ricaduto completamente l’onere di formare una squadra “equilibrata”, vincolato dal dover comprare ognuna delle altre due figure, col un budget limitato e il pericolo della forma di acquisto dell’asta, che portava a far salire il prezzo dei lavoratori ambiti, quelli bravi, con idee, capaci o anche solo quelli che sono riusciti a vendersi bene.

Da questi vincoli derivano molte possibili scelte, molte possibili strategie: meglio spendere poco per le figure professionali, comprando quelli “di medio livello” (o che sono reputati tali) per poter scegliere un buon progetto alla fine? Spendere tutto il budget (o quasi) per avere una star e rischiare di non avere abbastanza potere economico per comprare un’altra buona figura e rimanere con l’impossibilità  di scegliere il progetto e trovarsene appioppato uno non molto interessante o di difficile realizzazione?

È stato interessante vedere come il problema del sapersi vendere bene e quello della conoscenza della persona da assumere si sia mostrato in tutta la sua crudeltà .

Per uno strano cambio di allocazioni deciso dalla segreteria, ci sono in corso con noi due nuove ragazze, provenienti da un’altra sezione. La prima si è presentata all’asta e non ha ricevuto alcuna offerta. Non è stata in grado di presentarsi, né dire qualcosa, in prima battuta. E mi è venuta subito in mente una discussione su Friendfeed: l’ignoto spaventa e ci sono selezionatori che cercano informazioni online sui candidati per capire chi hanno davanti. Per l’altra ragazza, invece, ci son state subito offerte. Non alte, ma ci sono state. Merito del suo modo di essere, di apparire, vistoso e fuori dal comune, che ha subito ispirato – credo – l’idea di una personalità  interessante e creativa (senza ovviamente nulla togliere all’altra che – ripeto – non conosciamo).

Nello specifico poi è successo che una carissima, adorabile, simpatica e folle project manager (che so che sta leggendo queste righe) ha offerto 18 crediti (su 20) per essere sicura di avermi nel suo gruppo, rischiando su tutto il resto.

Yes.

Sono l’uomo da 18 crediti.

Il più quotato in questa sessione d’asta, tutto a beneficio del mio ego, subito riempito d’orgoglio.

Ammetto che la cosa non è stata affatto male, considerando che prima, in piedi, in attesa nel gruppo per essere messo all’asta un po’ tremavo e avevo paura del confronto e delle mosse che la percezione di me avrebbe generato.

Nessun problema quindi con la percezione di me. Però rimane il dubbio.

Essere l’uomo da 18 crediti, è veramente una buona cosa?

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Altro Google logo.

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Questa volta è un codice a barre e sebbene non sappia bene come leggerlo, sicuramente codifica la scritta “Google”.

La domanda è: perché proprio oggi? Semplice!

L’idea dei codici a barre fu sviluppata da Norman Joseph Woodland e Bernard Silver, all’epoca studenti di ingegneria dell’Università  di Drexel. Il 7 ottobre 1948 l’idea nacque dopo aver ascoltato le esigenze di automatizzare le operazioni di cassa da parte del presidente di un’azienda del settore alimentare.

Voglio anche io un Gattobus

Ieri ho visto Il mio vicino Totoro.

E per quanto sia un film vecchio, del 1988, arrivato da noi praticamente solo ora grazie alla LuckyRed che si sta preoccupando di importare un po’ di film di Miyazaki, è veramente bello.

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Qualcosa di impossibile da descrivere, una storia che corre lenta, che quasi non finisce, rimane sospesa a metà . Perché è importante lasciarsi trascinare dalla magia degli eventi, diventare pioggia e vento e salire su un Gattobus che ti porta dove vuoi.

Magnifico.

Varie ed eventuali

Ammetto che gli ultimi 3 giorni sono stati un po’ strani.

Quindi, si necessita di un veloce riassunto confusionario di quello che è successo.

  • dimissioni date
  • a parola siamo tutti amici, ma su carta è tutto ai limiti dell’illegalità 
  • sono facile preda di entusiasmi ingiustificati
  • ho conosciuto una persona dal nome strano che non mi piace come modo di fare, ma che apprezzo per come si comporta, per le idee che ha e il modo di cooperare con gli altri. Se fosse arrivata un po’ prima, tutti ci avrebbero guadagnato
  • non sono in grado di gestire situazioni complicate
  • se penso troppo, perdo l’uso della parola
  • questa sera a cena è calato il gelo quando il vicedirettore de la Stampa ha letto la notizia numero due durante Che tempo che fa
  • sono in ritardo
  • non sono per nulla accomodante, tranne in seconda o terza battuta
  • se c’è una cosa che mi fa imbestialire è sentire nella stessa frase le parole restituzione e telefono
  • in fondo in fondo, a me fa piacere strisciare e anticipare per conto di altri e non mi fa differenza se li riavrò indietro oggi, domani, dopodomani o poco prima del mai
  • ho detto cose senza sapere che avrebbero fatto così male. E non sono neanche riuscito a capirlo da solo che avrebbero fatto così male
  • la Dropbox è una figata
  • in futuro sarò felice. Se sarò con te
  • il colore degli euro acceca, anche se è problematico raggiungerli
  • lo spazio libero su HD corrisponde ad un numero aleatorio
  • degli n mila progetti che sarebbero dovuti partire, quelli più probabilmente redditizzi sono stati rifiutati
  • non sono in grado di gestire due fuochi
  • facebook a volte non funziona
  • certe decisioni sono facili
  • il giorno in cui tutti le trasmissioni televisive saranno in 16:9, sarà  il giorno della fine del mondo
  • uno dei due fuochi ha detto ciccia, si arrangerà  per conto suo come ha sempre fatto. Mi riservo, per il futuro, di rosicare
  • il mese di ottobre sarà  un mese intenso
  • sto trascurando la mia vita 2.0
  • voglio vedere il Chilometro Rosso il prima possibile
  • in futuro sarò squattrinato
  • Google Sync non ne voleva sapere di sincronizzare il calendar tra mac, google e iPhone
  • l’anno prossimo sarò un uomo di cultura, mostre ed eventi
  • devo imparare a sognare i numeri del superenalotto la notte, non a non dormire
  • secondo l’help di Playfish, è impossibile cancellare i dati dai loro server. Sia mai che tu decida di ricominciare a giocare, dicono loro
  • siamo ufficialmente zii, anche se la notizia ci era stata data in anticipo per vie traverse
  • nella macchina fotografica ci sono ancora le foto di Venezia
  • ho usato 123people per cercare informazioni sulla persona dal nome strano che non mi piace come modo di fare, ma che apprezzo per come si comporta
  • il Google reader è fisso sul 1000+, per quanto io legga e mark all as read
  • forse l’etica professionale mi condiziona troppo
  • le Brouette Tower in Monopoly City Streets sono figosissime
  • voglio vedere Totoro e District 9
  • inizio a vedermi bene quando indosso una camicia
  • certe decisioni sono sofferte
  • devo ancora scrivere di District 9 e del sistema di registrazione alle anteprime del Warner Village
  • le canne di bambù non sono tanto antipatiche
  • mi servono delle scarpe nuove
  • senza stipendio, la banca potrebbe pure decidere di togliermi la carta di credito?
  • la mia massima ispirazione al momento sarebbe impaginare i cataloghi di Hello Kitty per Gabel
  • a sbattere la testa contro gli stipiti delle porte ci si fa male. Ho la testimone
  • Funny vuole raccontare le barzellette a Crazy
  • lunedì rivedrò un po’ di facce conosciute a Bovisa Beach
  • c’è chi tra il Lucida Grande e il Times preferisce il Lucida Grande
  • il Mac è tornato a casa
  • il Mac ora masterizza i dischi
  • ho la barba lunga
  • colleziono sticker in Pet Society

48h

Ggiusto perché me ne sto andando, sono subentrato in un progetto urgentissimo che necessita di essere completamente rivisto, riprogettato, concluso e consegnato.

Questo ha fatto passare la mia settimana lavorativa, da 32h part-time ad un totale previsto (se mi va bene) di 48h su 6 giorni, di cui l’ultimo sarà  una domenica.

Eppur oggi, questo progetto urgentissimo, anche grazie anche ad un nuovo figuro comparso in ufficio, mi ha dato notevoli soddisfazioni.

Mi riservo però di cambiare opinione, quindi, voi, non traquillizzatevi.

Il volantino del Saturn

Io sono uno di quelli che appena vede un volantino o anche solo una pubblicità  del Saturn o del Mediaworld o di qualsiasi altra cosa minimamente tecnologica, prende e legge.

Guardo i prodotti e i modelli presentati, le figure, le incongruenze tra oggetti dello stesso tipo descritti con caratteristiche differenti, memorizzo i prezzi e li confronto mentalmente con quello che a spanne ricordo essere il prezzo più basso.

Beh, questa sera, bevendomi un tazzone di latte caldo, ho sfogliato il volantino del Saturn.

Distrattamente, come non avevo mai fatto. E non ho alcun ricordo di quelle pagine.

Solo che avevo uno sfondo pieno, tendente all’arancione.

E questa notte, lo ammetto, ho paura di andare a letto. Ho paura di quello che mi potrebbe saltare fuori e ingrovigliarsi nella mia testa e non farmi comunque dormire.