Archivio mensile:Aprile 2009

USB e plugin rendono 2.0

Alla fine, dopo tanta attesa, è arrivata.

Fonera 2.0Sto parlando della Fonera 2.0, in vendita a 49,95€, prezzo interessantissimo. Oltre ad essere un access point che permette di creare una Fon w-lan per offrire (parte) della propria connessione adsl a chiunque voglia connettersi (guadagnando qualche spicciolo), ora basta collegare una memoria di massa alla porta USB della stessa e lasciarla lavorare al posto nel nostro computer con lunghi compiti: download, torrent, upload su YouTube, Flickr, Picasa, Facebook e qualsiasi altra novità  si inventerà  la community open source, che al momento sta sviluppando un plugin per renderla un piccolo media center.

Voglio aspettare di leggere qualche recensione, visto che le pagine ufficiali sono veramente scarne di dettagli oltre alle pagine e video del wiki, ma potrebbe essere un acquisto convenientissimo, visto il prezzo e i confronti impareggiabili con i ben più costosi concorrenti: così si può spegnere il computer lasciando la Fonera a scaricare. Ma anche da acceso, avrà  leggermente più CPU a disposizione, non avendo attivi quei processi in cui viene sostituito dalla Fonera stessa… Insomma, sembra tutto perfetto per ridurre l’uso del mio MacBook Pro e farlo riposare un po’ di più!

La Fonera 2.0 è disponibile per l’acquisto qui a 49,95€, ma il prezzo potrebbe essere solo una promozione…

Son scoperte…

Ieri sera, per riuscire a scambiare alcuni importantissimi file di lavoro con il Gattonero nonsochelinkmettergliperchéhachiusotutto, sono finito a reinstallare prima Adium, poi Growl.

adium-original-logo

Essì, perché Skype si stava comportando malissimo nel traferimento (0,5kb/s. Alla faccia di Fastweb”!) e abbiamo ripiegato su questaèuneresia Msn. Ma da quando avevo piallato il mac, non avevo ancora installato nessun client, per evitare di zozzarlo. E dopo aver provato inutilmente via Meebo (ma invia i file, perché non li riceve) il buon felino mi convince a reinstallare prima Meebo, poi Growl. È stato come riaprire un mondo che chissà  perché avevo perso. E riscoprire i piaceri di usarlo, la semplicità  d’uso così mac-a-like, lo shortcut per portarlo in primo piano, la personalizzazione al 100% e non per ultima la favolosa notifica sonora  [audio:http://www.meornot.net/blog/wp-content/uploads/2009/04/contact_on.m4a|titles=Tokyo Train Station (Contact online)] Tokyo Train Station. Adoro! Personalizzazione…. prima le cose veloce, sistemabili senza ricorrere ali Xtras. Finestra contatti minimal, senza bordi, ridimensionamento automatico, 95% di trasparenza, colori Aqualicius e layout Decay, mentre per la finestra di chat il minimal_mod theme nei colori nero (io) e rosso (il nome dell’altro interlocutore). Yoda Duck Adium icon set E ora, finito il tutto e con un po’ di calma, è tempo di spulciare la libreria. Rivolevo il maestro Yoda come icona. Ma ho trovato di meglio. Eve, Totoro, Bwaaaaaaaaaaaa, Domo-kun! Ho sentito un Bwaaaaaaaaaaaa? Ma allora i Rabbid hanno invaso pure il pianeta delle papere!!! Non è il massimo. Non c’è grossa differenza tra online e invisibile. E il SuperRabbid per l’offline è sì carino, ma visto che è in volo, è in ossimoro con lo stato che dovrebbe rappresentare. Ma per i Rabbid, tutto questo si può sopportare! Cercando meglio, per la lista contatti sono indeciso tra il minimal-dark di HUD e il maclike di iTunes 7 inspired. E per i messaggi ho trovato Modern Bubbling, nella combinazione colori Alternative Glass (Glass). modern-bubbling-message-style-for-adium Awh, come sono soddisfatto. Ora posso dormire andare a letto sereno… se solo spotlight decidesse di indicizzare Adium! È piccolo, nella cartella applicazioni ed è stato installato prima di altri file che invece compaiono nelle ricerche. Di nuovo quel maledetto bug…

Una notte luminosa in Gamla Stan

Una volta sistemati in albergo e ripresi dallo shock del problema della prenotazione, dopo aver perso un po’ di tempo a rilassarci e a scoprire la camera, siamo usciti alla volta di Gamla Stan, l’isola centrale di Stoccolma, per un primo giro di orientamento e per metter qualcosa sotto i denti, visto che alla fine.. non avevamo praticamente pranzato in volo, rifiutando i prodotti a pagamento di Rayanair e lo spuntino dal McDonald non sembrava sufficiente ad arrivare fino al giorno dopo…

Acqua

Potere ai greci!E la città  che si è aperta davanti a noi era magnifica. Palazzi enormi, alcuni monumentali, dove il monumentale era ottenuto semplicemente aggiungendo un enorme tempio greco sulla facciata. Ponti, isole, isolette, viali e vialetti. Era impressionante il numero di ristoranti, tanto da rendere la scelta imbarazzante. Si susseguivano, nella stessa via, un ristornate italiano, un cinese, un giapponese, poi un thai, uno indiano, poi di nuovo uno itialiano, un thai, un chinese, uno spagnolo e ancora un thai. Tutti ristoranti che proponevano la loro cucina, più ovviamente quella tipica svedese, perché bisogna avere rispetto del paese in cui si vive, no? Ristoranti a cucina locale praticamente zero, forse dovuto alla presenza di pochi piatti tipici e all’apertura verso le altre cucine degli svedesi. Si trovava la cucina locale nei bar e nei pub (e anche lì… Irish a profusione!).

Ammirando neri contorni #3Ne avevamo trovato uno che ci attirava. Due piani, musica dal vivo. Avevamo già  girato quasi tutta Gamla Stan e il freddo e il buio incombevano. No, il buio no. Diciamo solo il tramonto. E anche dopo che il sole non si vedeva più il cielo era una luce unica, che arrivava da ogni direzione. Ottima per le foto e i controluce degli skyline.

Comunque, entriamo in questo pub. Un primo piano piccolo, affollato, sovraffollato. Però i piatti sono invitanti. Mi dirigo diretto al bancone, chiedendo alla ragazza se avevano un tavolo per due per mangiare. Nel suo inglese perfetto mi risponde sicuramente al piano di sotto. Scendiamo. Praticamente eravamo in una cantina … si apre una sala grande con tavoloni e poi da lì una serie di corridoi dai muri storti a mo’ di caverna con nicchie con altri tavoli. Scegliamo un tavolo lungo questo corridio. La fame avanza, l’umidità  e la poca luce da’ un po’ di fastidio. Ma il cameriere non arriva. Non ci aveva dato nemmeno la lista, completamente ignorato, anche quando è passato per servire dei tavoli più in là  dei nostri. Ci scocciamo. E ce ne andiamo.

Meglio così. Perché ripercorriamo gli stessi vicoli di prima, pieni di ristoranti, negozi, gelaterie d’asporto (folli, con quel clima, a mangiare gelato passeggiando all’italiana). E alla fine ci ritroviamo in una piazzetta all’aperto davanti alla Sveska Academia. Una foto ridicola. Perché l’ho fatta in verticale, per un edificio a sviluppo prevalentemente orizzontale?!

Over the bar with the rainbow

So that's the Alcazar!

Comunque vieniamo attirati da un paio di bar. Uno vicino all’altro, tavoli e sedie fuori dotati di coperta. Ci attira quello con le coperte Ikea verdi e una rainbow flag che sporge dalla tenda. Scegliamo quello. Ceniamo all’interno, un tavolino minuscolo per due, al caldo della cucina. Un piatto semplice. Pollo al curry, fatto a dadini, mai provato, in una patata al cartoccio. Di contorno, una montagnetta di insalatina sottilissima e semi di soia e altro che non ricordo.

Finito la cena, ero già  fuori a sbagliare e a dimenticarmi le foto, qualcuno si attardava… Colpa di un freepress, QX, in megaformato esposto all’interno del bar. Una prima pagina da far paura. Bianca e rosa, con gli Alcazar. Impossibile resistere e non prenderlo. L’errore è stato di aver preso solo una copia. Se ne avessimo prese due, una l’avremmo potuta far avere a SuperPop che abbiamo subito immaginato impazzire (in senso buono) per una copertina così, proprio come noi.

just panorama #3

BlurPoi il ritorno all’hotel su un lungo percorso panoramico con freddo incombente e la luce magica della notte sull’acqua dei canali. Foto su foto al semicerchio del Parlamento.

E una veloce alla colonnina del bikesharing locale, di fianco all’ingresso dello Sheraton.

The lights and the water

Poi camera, letto, sonno…

Deja vù

Matteo X-Factor - Copertina primo EPÈ uscito l’EP di Matteo di X-Factor.

Vista la copertina, la domanda che mi riecheggia in testa è: perché le copertine dei dischi italiani ultimamente hanno tutte questi tristi primi piani?

I fotografi hanno dimenticato che esistono altri inquadrature?

Abbiamo una creatività  un po’ sotto tono?

Eppure una copertina può dire molto moltissimo. E dovrebbe essere quella che attira l’attenzione del cliente in un negozio e rende riconoscibile il disco tra altre mille…

Bah!

Cioè l’avete scoperto solo dopo la mia mail?

Ho provato ad ottenere alcuni certificati sul sito online del Politecnico.

Ma niente da fare.

Purtroppo appariva una schermata d’errore. “Per generare il certificato, tutte le condizioni seguenti devono essere rispettate”.

A seguire l’elenco delle condizioni, di una evidenziata con una croce rossa: “Dati immatricolazione verificati”.

Bene, mandiamo una mail in segreteria.

La risposta, dopo solo un paio d’ore:

Ci inoltri copia di suo documento di identità  per la verifica dei dati anagrafici, grazie, a presto.

Eh!? Ma uno non si deve innervosire? Sono iscritto da Settembre, mi hanno pure già  rilasciato il tesserino universitario e devono ancora verificare i dati anagrafici, ma l’hanno scoperto solo dopo che io mi son fatto vivo per “errore” nel sistema di generazione dei certificati!?

A Bovisa son strani forte…

Moleskine + PoliMi + Fuorisalone

Il giorno prima della partenza per Stoccolma, in università  ho assistito ad uno speech con Moleskine.

Milano Moleskinabile 2009Ci hanno infatti illustrato un progetto sul fuori salone: Milano Moleskinabile. Usare un Japanese Album per documentare con foto, disegni, depliant, pensieri il Salone del Mobile in corso in questi giorni a Milano e il Fuorisalone, tutto l’insieme di eventi in giro per Milano (ma soprattutto in via Tortona), fuori dai padiglioni della fiera. Eventi, esposizioni temporanee, aperitivi, conferenze.

Dopo aver illustrato il progetto, la signora Moleskine, responsabile dell’ufficio marketing, ha illustrato brevemente la vita di Moleskine, le origini, le attività , i siti online (MoleskineCity), le iniziative (devo andare in Feltrinelli, piazza Piemonte per il MyDetour!), oltre a anticipazioni sulla linea futura, caratterizzata dal grande formato A4 e A3.

L’iniziativa è interessante ed è stata realizzata per il terzo anno consecutivo. Le Moleskine consegnate agli studenti sono praticamente regalate, l’unica cosa chiesta in cambio è di usarla, viverla, e poi scannerizzarla e concederla per la mostra: un’insieme di moleskine appese al soffitto, un insieme di lingue di carta che raccontano attimi di design.

E il bello è che io riuscirò a fare ben poco. Causa malattia non posso partecipare attivamente. E mi scoccia, sì per il progetto, ma soprattutto perché questa è la settimana più importante per un designer a Milano. Questa è la settimana in cui Milano finalmente vive 24 ore su 24. Questa è la settimana in cui compare un po’ di design a Milano. La definiamo capitale del design, ma a Milano il design dov’è? Non è negli uffici pubblici (sedie e arredamenti orribili, scomodi e via dicendo), non è in giro per la città  (panchine? panettoni? fermate autobus?); forse qualcosina si trova nei bar, negli uffici, nei negozi. E il confronto con una città  come Stoccolma è lampante da questo punto di vista. Il design era ovunque. Ogni cosa era design, ottima, bella, al posto giusto. Ma al di là  dell’aspetto estetico, il design è il progetto del prodotto, della sua qualità , della sua usabilità  da inserire nel suo contesto, che sia un ufficio, un bar o la panchina nella pensilina dell’autobus. E non parliamo del design funzionale dei musei. Che con quelli italiani non c’è paragone.

Considerazioni in parte fatte dal/rubate al Byb, passeggiando con febbre per le vie di Stoccolma