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È successo lunedì, ma ne parlo solo ora

Settimana piena, pienissima.

Una festività passata sui libri, che non è ancora finita. E neanche i libri, in realtà.

Un po’ di tempo rubato per “giocare” con un’installazione di prova di WordPress 3.0, provare le nuove funzioni, abituarsi al leggero restyling dell’interfaccia di admin e testare alcuni plugin che potrebbero farmi comodo per un nuovo lavoro.

Già, il nuovo lavoro.

Voglia di parlarne, perché l’intera situazione mi piace, mi stimola, mi affascina. Lunedì ne ho avuto solo un piccolo assaggio, ma mi è bastato per capire l’aria che si respira, i brainstorming, la possibilità di lavorare accanto a persone più che preparate, alcune delle quali ho già avuto modo di conoscere.

Insomma, tutto un’altro mondo rispetto al vecchio open-space.

Però tutto ciò porta anche una certa ansia, collegato a quanto traspare di quello che sono tra i bit dell’online.

Forse qua sopra parlo troppo di me e sono troppo lamentoso e non so se voglio che chi mi dà lavoro legga queste pagine. Su Facebook forse sembro troppo monotematico e dannatamente pop-trash. Su friendfeed forse il problema non è quanto scrivo, ma tutti i commenti che lascio in giro, su post assolutamente variegati.

Mi viene voglia di un altro dominio, con tutto un altro genere di contenuti. Mi viene voglia di azzerare gli account di twitter e di friendfeed e ricominciare tutto da capo. Per dare tutta un’altra immagine di me. Più seria, più professionale, evitando tutte le cavolate.

Eppure boh.

Forse ora è meglio ributtarsi sui libri. La notte è giovane, l’esame è lì che mi attende e per queste cose c’è sempre tempo.

Che poi boh, io non so [cronache di una serata di compleanno]

Cena di compleanno in un agriturismo nel pieno della campagna (?) di Lainate. Talmente campagna che l’agriturismo era circondato da ben 4 provinciali e statali, di cui una, nello specifico, era il Sempione.

Posto comunque carino, anche se forse avrei preferito essere avvisato riguardo al dress code.

Arriviamo tutti trafelati e di corsa, visto che siamo partiti alle 21.30 per un’appuntamento delle 21.30, mentre gli altri erano partiti alle 20.45. Entriamo nel ristorante, chiediamo del tavolo ma… degli altri 11 della tavolata non c’era ancora traccia. Ah, bene!

Aspettiamo un po’ fuori, intanto arriva il gruppo. Saluti alla festeggiata e si entra.

Un primo errore: la festeggiata che si posiziona a capotavola. Una cosa che odio, odio, odio, soprattutto se la compagnia è più o meno mista. E così mentre da una parte si siede il ragazzo e gli amici del ragazzo, vuole lasciare l’altro lato per la sua amica, che poi rimane da sola. Però poi si lamenta per il fratello + ragazza, che finiscono lontani.

Diavolo, con le tavolate così lunghe il festeggiato si posiziona al centro: può raggiungere tutte le conversazioni ed è più facile disporsi. Eh, ma no!

Momento di ordinare. Gente indecisa. Che dice una cosa, ordina altro, poi ritratta e poi boh.

Ad un certo punto mi ritrovo al centro di un triangolo calcistico che guarda avrei fatto anche a meno.

I continui commenti (ad alta voce) di uno degli invitati che continuava a paragonare ogni cosa con quella del suo agriturismo. Ma questo non è buono, questo costa un sacco, ma da me le porzioni sono più grandi, qui ci fregano, io faccio così.

Poi il vicino che continuava a sbircirarmi lo schermo dell’iPhone, mentre tentavo di rifugiarmi nel bel mondo di FriendFeed per salvarmi dalla non troppo ottima compagnia. E il “mante pagine hai”? Ma dai, fammi vedere un po’ di giochi, che io divento matto con queste cose. Ma anche no, ciccio mio.

Poi il momento regali. Il nostro pensierino più che apprezzato. Poi la festeggiata apre il regalo del gruppone. Che inizia a discuture: no, ma io lo volevo nero. E no, ma a me piaceva di più l’altro modello. No, io avevo invece che. Tu però avevi detto ma. Rimango allibito. E continuano. E continuano. E continuano. In modo che tutti sappiano tutto. Fino ad arrivare alla chicca: “il vestito che ti piaceva tanto due mesi fa non c’era più. Avremmo dovuto comprartelo subito”. COSA!? Compri come regalo un vestito che poi consegni dopo 2 mesi? E se poi non va bene? Se è difettoso? Se la taglia è sbagliata? Ma siamo matti?

Poi arriva il momento del conto. Altre scene. Dall’ognuno paga per sé al dividiamo tutto. Alla fine si decide per un “dividiamo in parte, chi ha preso i secondi paga”. Ok, mi sta bene. Iniziano a raccogliere i soldi, poi qualcuno obietta che raccogliere 22 € è un casino, meglio fare 25 (la cifra del diviso tutti uguali). E via, tutti danno 25. E qualcuno inizia a borbottare, che insomma, io pago e per 3€ non ho problemi ma non è giusto. E il nervoso sinceramente mi sale perché è vero che ho preso sia il primo che il secondo ma: il primo era il meno costoso. Ho bevuto (poca) acqua mentre c’è chi ha preso 2 birre o chi si è bevuto il vino. Dell’antipasto ho toccato poco o nulla perché alcune cose non mi piacevano e c’era chi fregandosene degli altri ha spazzolato il piatto. E poi devo pure farmi dare implicitamente dello spilorcio scroccone? Ma scherziamo!? Roba che avevo voglia di lanciargli il 70€ e andarmene, senza neanche aspettare il resto.

Però, vabbé, in compenso ho mangiato bene. E tanto. Le tagliatelle al salamino e ragù erano buonissime. La tagliata di vitello alla griglia con rucola, grana e pomodoro era ottima. E avevo il Byb di fianco e l’iPhone.

E meno male che riesco sempre ad evitare questi eventi. Ma una volta l’anno, capitano.

Nel frattempo, rotolo verso il letto e vedo di digerire.

PS: se domani leggo che tutti voi presenti all’evento social del momento, il compleanno della Fra, vi siete divertiti come matti, prometto che vi defollowo da friendfeed, vi cancello da twitter e pure dal reader.

Quaggiù e lassù [cronache di un paese che a volte non sembra civile]

Tutto inizia da un twit di Dania:

Il sistema Trenitalia online oggi ha fatto pagare meno i biglietti e hanno chiesto a molti di noi la differenza in treno. Italia balorda.

Roba da mettersi le mani nei capelli.

Iniziano un po’ di commenti su Friendfeed e Dania spiega meglio:

sì, questo EC ha avuto un problema sul terminale, si scusano e ti chiedono i soldi. la gente protesta moderatamente perché adesso il controllore è un pubblico ufficiale. bah. come dice la mia vicina, mica è colpa nostra se il vostro sistema sbaglia

che poi ho scelto sto treno proprio perché costava meno e sono pure seduta di fronte a un bambino coglione. sgrunt.

E in tutto questo, ci si domanda che colpa hanno i viaggiatori se il sistema ha avuto dei problemi. In un qualsiasi negozio, se per sbaglio ci sono etichette diverse, la colpa è del negozio e il prezzo che vale è quello inferiore. Perché ciò non deve valere per Trenitalia? Che colpe hanno i viaggiatori per un treno pagato online, in anticipo e che scoprono di dover pagare di più magari solo a metà viaggio?

E poi, niente, arriva la mazzata finale da Andrea:

Ricordo un racconto di viaggio in treno svedese. Notte, senza biglietto, sul treno viene spiegato al controllore che il biglietto non è stato fatto a causa di un guasto alla biglietteria automatica. Il controllore si scusa con i viaggiatori a nome delle Ferrovie Svedesi e chiarisce che il biglietto non verrà fatto pagare. Se il servizio non funziona la colpa è loro.

Svezia. Che ci facciamo ancora tutti qui in Italia?

La finestra aperta

Sembra stia arrivando il caldo estivo.

La finestra è aperta ed entra il fresco della notte.

Io, ormai, son già sotto le coperte.

Litigo con qualche insetto, attirato dalla luce dello schermo, che rischiara la stanza buia.

Da fuori si vede solo un fievole bagliore dei lampioni delle strade alla fine dell’isolato, che disegnano le sagome delle case che si stagliano davanti a loro.

Tutto tace, a parte le mie dita che corrono veloci sulla tastiera.

È una notte bellissima, di quelle che vorresti stare sveglio e osservare e sentire il nulla.

Ma niente, è stata solo un’illusione.

Un’illusione rotta dal rumore di un aereo in atterreggio.

Ma no, ora si allontana, quasi non si sente più e la situazione si è ripristinata.

Poi due rintocchi di campana, in lontanza.

Guardo l’orologio e mi accorgo che sono un po’ fuori orario.

E forse, è anche l’ora di chiudere tutto, appoggiare la testa al cuscino e lasciare che questa notte stupenda mi accompagni nel mondo dei sogni.

Blur, ovvero l’attesa e il tempo che manca

Ecco, ci siamo.

Alla fine di questa settimana esce Blur, il tanto atteso nuovo gioco di corse multipiattaforma (xbox, ps3, pc) realizzato da Bizarre Creations per Activision.

Forse forse sarà il gioco di corse definitivo, almeno fino alla prossima generazione.

In uno scenario in cui anche i vari Need 4 Speed iniziano ad annoiarmi (e io sono sempre stato fedele a N4S, sin dalla versione 2 special edition), arriva un gioco che prende le migliori caratteristiche delle diverse sage e le fonde in un unico gioco.

In questi giorni però ci sono alcuni avversari; ho provato la demo di Split/Second (altro titolo multipiattaforma) e sembra non reggere il confronto. Blur è tutta un’altra cosa: la sensazione di velocità e il divertimento, soprattutto nel multiplayer online contro 20 concorrenti, è imbattibile.

Su PS3 invece Sony sta puntando tantissimo Mod Nation Racer, che ho provato in demo senza però esserne troppo convinto.

Invece con Blur è stato amore a prima vista.

Uno stile arcade, grafica ottima, divertente, longevo e anche social: il gioco infatti vanta dell’integrazione diretta con twitter e con facebook, attraverso cui si potrà condividere punteggi e risultati, screenshot delle partite, statistiche, oggetti sbloccabili e sfidare i proprio amici.

Un gioco assolutamente da provare e comprare.

Venerdì 28, vero che arrivi presto?

Voglio giocare a Blur!

Tornato (pensieri sparsi)

Alla fine, sono tornato da Madrid.

Problema nube vulcanica evitato per un soffio, sia all’andata che al ritorno.

Tempo un po’ così, anche se a sentire le cronache dall’Italia devo ammettere che non sembrava tanto male.

Tanti, forse troppi quadri visti, che per un po’ non voglio vederne neanche uno.

Guernica.

Piedi ancora doloranti per il troppo camminare.

I soliti assurdi scazzi causati dal far convivere 6 teste diverse.

Guernica.

Un Gios visto per un aperitivo.

La circolare.

Il roaming dati dimenticato attivo per sbaglio e l’azzeramento del credito.

La lontananza.

Il 50ino usato a dovere.

Guernica.

Ma, alla fine mi sento soddisfatto di questo viaggetto in terra spagnola.