Un corto in cui compare praticamente tutto il mondo Tokidoki.
Enjoy it!
Così, ieri 21 novembre 2008, Google ricordava il 110° anniversario della nascita di René Franà§ois Ghislain Magritte. E, grazie prima a Serena e poi approfondendo su 02blog, scopro che proprio oggi viene inaugurata una mostra a Palazzo Reale con 100 delle sue opere.
Quando ci andiamo?
Ok. Sul WiiWare Nintendo ha pronta una nuova serie di giochi, denominata Art Style. Giochi dal gameplay relativamente semplice, ma caratterizzati da un’ottimo impatto visivo.
Il primo? Un semplicissimo puzzle-bubble 3d. Cubello.
Per quanto carino e poco costoso, non ho intenzione di acquistarlo. Tanto non ho tempo di giocare. Gioco solo con l’iPhone in treno, quando non dormo. Eventualmente, potrei iniziare a tenere nello zaino anche il DS..
A proposito di quel “Apply now for a job”….
Ovviamente, è stato censurato direttamente dall’assessore al Decoro urbano Maurizio Cadeo di una città piccina picciò: Milano.
Un manifesto per Telefono donna di Milano.
Ma è veramente così forte, fastidioso e urta la sensibilità dei cittadini? Secondo i voti (per ora parziali) di questo sondaggio sembra di no.
Eppure è censurata.
Ma qual è il problema? È forse perché in croce, questa volta, c’è una donna?
via Livingston
Adoro questa canzone.
E trovo il video veramente molto bello.
Royksopp – What Else Is There from avellino on Vimeo.
Grazie a MadMark che lo ha fatto uscire dal cassettino dei ricori.
Sì, la notizia è un altra. E per le cose seriose, vi rimando direttamente al lungo post del Byb.
Però io volevo sottolineare (e in parte citare) quanto già fatto notare dallo stesso Byb alla fine del suo post.
È stato reso pubblico il piano della futura amministrazione Obama. Ovviamente è comparso anche sul sito. Non più BarrackObama.com, ma su change.gov.
Ora, il Presidente è stato scelto. E ora non di deve comunicare il nome, la persona. Ora si deve comunicare il cosa, il come. Ora si deve agire, operare, cambiare. E in tutto questo il Presidente, per quanto importante, passa in secondo piano.
Un sito realizzato a tempo record, con la solita classe e gusto del vecchio.
Non solo comunicazione “dall’alto”, ma anche una minima possibilità di interazione. Quel “Tell us a story” che campeggia nella home, quel Submit your ideas alla fine del post che riassumeva i risultati dell’incontro del team che si occuperà di energia e ambiente, il blog aggiornato anche più volte al giorno e un “Apply now for a job” alla Casa Bianca o in qualche dipartimanento per una non-carreer position.
Boh. Pazzesco.
E il paragone con la situazione italiana… lasciamo stare..
I nostri politici conoscono blog solo per il DDL “Anti-blog”.
Forse. Magari non hanno neanche letto quel decreto legge.
Devo dire che gli ultimi sono stati dei giorni un po’ frenetici.
Eppure… eccomi qua. Ancora in piedi. E come al solito ho l’impressione che l’unico a non credere che ce l’avrei fatta ero io.
Tavole consegnate, esercitazioni fatte e finite, prima sessione di compitini superata.
Ora una settimana di pausa dalle lezioni. Giusto il tempo per tentare di dormire un po’ e finire alcune tavole che avevo lasciato indietro e altre da rifare.
E nel frattempo mi rendo conto che non dedico più tempo a quel marasma di pettegolezzi 2.0. Bene o male mi sto perdendo twittate, post, mail. Non sono aggiornato quasi su nulla, sul reader si ammassano i feed.
Ma a parte l’ansia quando lo avvio nel vedere un 1000+ in alto a sinistra, penso che il “Mark all as read” a volte serve. Alla fine è solo uno strumento. Non il fine.
Alla fine, al momento, ho cose ben più importanti.
E sebbene senta a volta la mancanza dell’online, sto comunque bene. Perchè sono veramente contento di quello che faccio. Faticoso, stancante e spesso demoralizzante, ma è grande la soddisfazione al momento di salvare il file o rimettere la matita nell’astuccio.
Per il resto,
stay tuned.
Io sto vivendo.
E tu?
Rieccomi.
Esame dato. E tutto sommato era decisamente meno peggio del previsto. Ora, non dico che prenderò un 30 (anzi, lo escludo proprio), però ci sono riuscito. Ho fatto la ricerca, sono riuscito a sostenere l’esame, per quanto lungo e pesante.
E ricordate il post di ieri?
Bene.
Dall’alto del mio lunaticismo, dimenticatelo.
Perchè ora, superato in qualche modo l’ostacolo, sono di nuovo come al solito.
Certo, ci sono sempre le tavole e le consegne, ma ora che il fardello se n’è andato sembra tutto più facile (fino al prossimo accumulo di consegne, ovviamente).
Ma, bene o male, è un pensiero comune. Su Facebook, il gruppo del primo anno ha organizzato per domani sera un’uscita. E oggi qualcuno si è portato i rifornimenti da casa (vino e limoncello) per festeggiare alla fine dell’esame.
Cose pazzesche, mai viste nella mia precedente (e tristissima) carriera universitaria.
Eppure nulla mi toglie l’impressione, anzi, la certezza, che questa è una vita completamente diversa.
Uoooh oh oh ohhhh
Eppure c’è qualcosa che non va.
Perchè sto facendo veramente fatica a studiare. Nonostante la materia sia interessante e mi è sempre piaciuta, anche se ho avuto pessimi insegnanti che non mi hanno aiutato a comprendere a fondo certi passaggi e me l’hanno fatta odiare.
Ho un bellissimo libro, in carta patinata, tutto a figure. Ho gli appunti degli altri, visto che non sono riuscito a frequentarlo per motivi di lavoro, ho le slide che ha usato il professore a lezione.
Eppure non ci riesco.
Non riesco a capire come studiare, cosa studiare, perchè.
E la voglia va e viene. E quando se ne va, inizio a pensare a tutte le cose da fare. La lezione di oggi saltata, un lavoro che non sono riuscito a realizzare e di cui non ho ancora idee, le tavole delle sedie di Rietveld e quella del layout da consegnare per venerdì, il pantone da comprare assolutamente domani dopo l’esame e sono un mercoledì e un giovedì mattina liberi per fare tutto questo.
E non mi aiuta l’idea di aver comunque perso una lezione (obbligatoria) di laboratorio per combinare cosa? Un’ora in più di sonno? Una mattinata persa alla ricerca dell’Idea non pervenuta? Qualche ora in più di studio per l’esame di domani, che tanto andrà come andrà ?
Mi è sempre mancata quell’istintività che per un momento spegne la ragione ed agisce. In queste nottate mi avrebbe fatto decisamente comodo. Almeno sarei riuscito a produrre un risultato, buono o scarso, ma almeno era qualcosa. Qualcosa da cui poter partire, da migliorare, da far valutare e commentare, per poter ricevere indicazioni e consigli.
E invece no. Fermo nel mio solito immobilismo, fermo nel mio meglio non tentare neanche di fare qualcosa piuttosto che farlo male o sbagliato.
E comunque, non so. Poco a poco le mie illusioni di potercela fare stanno svanendo, fagocitate da questo turbine di corse avanti e indietro per Milano, lezioni, pomeriggi e nottate di lavoro.
E siamo solo a metà novembre.
Poi inizio a pensare, rimuginare, immaginare il passato che non fu. Che dovevo essere più coraggioso qualche anno fa. Era quello in tempo giusto in cui fare quella scelta. Ora invece sono ingabbiato in un limbo da cui non mi sembra di poter riuscire ad uscire.
Sì, c’è qualcosa che non va.
Sto iniziando ad arrendermi.