Brodino caldo.
Patate.
Pollo lesso.
Brodino caldo.
Patate.
Pollo lesso.
Oggi.
-1.
Normale mattinata a lavoro.
Poi la scelta di tornare a casa, anziché andare in uni, visto che – ecco – non è che mi sentissi così tanto bene.
Lezioni interessanti perse.
E anche un aperitivo simil organizzativo con un po’ di gentaglia.
E, insomma, passare un altro pomeriggio da solo, un po’ pesa.
Credo che ormai tutto questo social 2.0 mi abbia un po’ stufato. Poco facebook (tranne che per quegli addicted giochi della Playfish), poco Friendfeed, Twitter di sfuggita. Persino la tab di Gmail va e viene, cosa assolutamente impensabile fino a qualche giorno fa. E non parliamo poi del Reader. Con quel 1000+ ormai ho perso ogni speranza. E persino queste pagine non mi vanno.
Ora va così.
Ecco, forse son malato.
Arriva il freddo.
E io vorrei tornare a casa, trovare un bel calduccio, infilarmi sotto una coperta sul divano e guardare un po’ la tv, dopo quasi 2 anni che la tenevo ormai spenta e, magari sonnecchiare.
Metti un gruppetto di amici a quanto pare ben affiatato.
Pensa al Momo, sui Navigli, come perfetta location per l’evento.
Metti un paio di outsiders e uniscili al gruppo, sebbene uno dei due voglia affogare l’altro nel Naviglio.
Pensa a me come uno degli outsider, quello affogabile, con tutti i miei difetti: l’incapacità di riconoscere le persone, una timidezza iniziale tremenda ed imbarazzante. Poi le solite cose, i soliti discorsi. Tra cui il racconto (logorroico) della mia fabulous life che riesce addirittura a prendere strane derivazioni (qualcuno ha detto Pet Society?).
Beh, dire… il tempo è volato. Ed anche in fretta.
E sono contento di aver fatto nuove conoscenze e di aver finalmente “concretizzato” un’altra, a cui – sinceramente – tengo.
Capita, ragazzi.
È iniziata l’università – ed è un massacro. Faccio ancora qualche ora a lavoro, per tutta una serie di noiosi motivi che non sto a spiegarvi.
Per questo mese non ho praticamente tempo, per far nulla.
In tutto questo, ne risento un po’.
Mi mancano tante cose da poter fare. Vedere gli amici, stare da soli noi due, fare un giro a Bergamo, andare al cinema per Bastardi senza gloria, Discrict9 e – soprattutto – Up, che vorrei vedere in digitale 3D all’Arcadia di Melzo ma – ahimè – è giusto un po’ dall’altra parte della provincia.
Passato questo mese di fuoco, dovrei tornare ai classici regimi di un universitario. Avere – si spera – un po’ di tempo libero e poter fare qualcosa.
Una stancante giornata a Milano.
Due diversi compagni di shopping.
Un po’ con fini universitari, molti negozi visti, tante strisciate fatte (anche al McDonald’s, ovviamente), molte strisciate volute ma non portate a buon fine.
Tutta colpa del Laboratorio di Metaprogetto e dei suoi professori che se ne sono fregati delle classiche dinamiche di amicizia che si usano per formare i gruppi di lavoro e ci hanno imposto un metodo tutto loro, ignoto, infame e forse anche un po’ crudele, ma funzionale e tremendamente aderente alle dinamiche reali del mondo del lavoro.
Ci hanno illustrato tre tipologie di figure: gli smanettoni, quelli che sanno dove mettere le mani, come fare le cose, che sanno che funzionano i programmi; gli organizzatori, quelli che prevedono, tengono le redini dei progetti, coordinano il lavoro degli altri e sanno sempre quello che c’è da fare; i teorici, quelli fantasiosi, che hanno idee, vivono in un mondo tutto loro di fantasia. Successivamente ci hanno chiesto di dividerci autonomamente nei tre gruppi ed è stata fatta qualche modifica per pareggiare il conteggio.
Quindi la spiegazione: un buon gruppo, per funzionare, deve avere un organizzatore, uno smanettone e un teorico.
Poi la sorpresa. Gli organizzatori sono stati invitati ad avanzare verso la cattedra e sono stati definiti project manager. Ad ognuno di loro è stato assegnato un budget di 20 crediti, da usare per acquistare le altre due “figure professionali”, attraverso la forma dell’asta, ed il tema della ricerca da presentare.
Subdolo, astuto, crudele, geniale, tremendamente reale.
Perché sul project manager è ricaduto completamente l’onere di formare una squadra “equilibrata”, vincolato dal dover comprare ognuna delle altre due figure, col un budget limitato e il pericolo della forma di acquisto dell’asta, che portava a far salire il prezzo dei lavoratori ambiti, quelli bravi, con idee, capaci o anche solo quelli che sono riusciti a vendersi bene.
Da questi vincoli derivano molte possibili scelte, molte possibili strategie: meglio spendere poco per le figure professionali, comprando quelli “di medio livello” (o che sono reputati tali) per poter scegliere un buon progetto alla fine? Spendere tutto il budget (o quasi) per avere una star e rischiare di non avere abbastanza potere economico per comprare un’altra buona figura e rimanere con l’impossibilità di scegliere il progetto e trovarsene appioppato uno non molto interessante o di difficile realizzazione?
È stato interessante vedere come il problema del sapersi vendere bene e quello della conoscenza della persona da assumere si sia mostrato in tutta la sua crudeltà .
Per uno strano cambio di allocazioni deciso dalla segreteria, ci sono in corso con noi due nuove ragazze, provenienti da un’altra sezione. La prima si è presentata all’asta e non ha ricevuto alcuna offerta. Non è stata in grado di presentarsi, né dire qualcosa, in prima battuta. E mi è venuta subito in mente una discussione su Friendfeed: l’ignoto spaventa e ci sono selezionatori che cercano informazioni online sui candidati per capire chi hanno davanti. Per l’altra ragazza, invece, ci son state subito offerte. Non alte, ma ci sono state. Merito del suo modo di essere, di apparire, vistoso e fuori dal comune, che ha subito ispirato – credo – l’idea di una personalità interessante e creativa (senza ovviamente nulla togliere all’altra che – ripeto – non conosciamo).
Nello specifico poi è successo che una carissima, adorabile, simpatica e folle project manager (che so che sta leggendo queste righe) ha offerto 18 crediti (su 20) per essere sicura di avermi nel suo gruppo, rischiando su tutto il resto.
Yes.
Sono l’uomo da 18 crediti.
Il più quotato in questa sessione d’asta, tutto a beneficio del mio ego, subito riempito d’orgoglio.
Ammetto che la cosa non è stata affatto male, considerando che prima, in piedi, in attesa nel gruppo per essere messo all’asta un po’ tremavo e avevo paura del confronto e delle mosse che la percezione di me avrebbe generato.
Nessun problema quindi con la percezione di me. Però rimane il dubbio.
Essere l’uomo da 18 crediti, è veramente una buona cosa?
Ammetto che gli ultimi 3 giorni sono stati un po’ strani.
Quindi, si necessita di un veloce riassunto confusionario di quello che è successo.
Io sono uno di quelli che appena vede un volantino o anche solo una pubblicità del Saturn o del Mediaworld o di qualsiasi altra cosa minimamente tecnologica, prende e legge.
Guardo i prodotti e i modelli presentati, le figure, le incongruenze tra oggetti dello stesso tipo descritti con caratteristiche differenti, memorizzo i prezzi e li confronto mentalmente con quello che a spanne ricordo essere il prezzo più basso.
Beh, questa sera, bevendomi un tazzone di latte caldo, ho sfogliato il volantino del Saturn.
Distrattamente, come non avevo mai fatto. E non ho alcun ricordo di quelle pagine.
Solo che avevo uno sfondo pieno, tendente all’arancione.
E questa notte, lo ammetto, ho paura di andare a letto. Ho paura di quello che mi potrebbe saltare fuori e ingrovigliarsi nella mia testa e non farmi comunque dormire.
Definizione di Me stesso: ingenuo, credulone. Definitivamente, un bamba.