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Il volantino del Saturn

Io sono uno di quelli che appena vede un volantino o anche solo una pubblicità del Saturn o del Mediaworld o di qualsiasi altra cosa minimamente tecnologica, prende e legge.

Guardo i prodotti e i modelli presentati, le figure, le incongruenze tra oggetti dello stesso tipo descritti con caratteristiche differenti, memorizzo i prezzi e li confronto mentalmente con quello che a spanne ricordo essere il prezzo più basso.

Beh, questa sera, bevendomi un tazzone di latte caldo, ho sfogliato il volantino del Saturn.

Distrattamente, come non avevo mai fatto. E non ho alcun ricordo di quelle pagine.

Solo che avevo uno sfondo pieno, tendente all’arancione.

E questa notte, lo ammetto, ho paura di andare a letto. Ho paura di quello che mi potrebbe saltare fuori e ingrovigliarsi nella mia testa e non farmi comunque dormire.

[I am beautiful] Sinceramente e di cuore, Lore

Ci siamo conosciuti quest’anno in quel del Poli.

E ammetto che non ricordo neanche come abbiamo iniziato a parlare, ma è successo.

Poi facebook, le note, i tag, le chiaccherate durante le pause, le idee folli alle 2 di notte e le chattate.

Con te, con tutti voi del Poli ho sempre deciso di essere me stesso. Senza sbandierare, perché non devo fare le baraccate. Ma semplicemente non negare, parlarne al momento giusto e non in quello inopportuno. Perché era giusto conoscerci a vicenda.

Poi, con te, non ricordo neanche come siamo finiti sull’argomento. Eppure parlandone, con naturalezza, è uscito. Forse una mia battuta sottile, forse una mia risposta ad una tua domanda, forse altro boh, non so, non ricordo, ma alla fine non è neanche così importante. Fatto sta che il discorso è andato avanti tranquillo, senza che tu abbia fatto una piega.

E devo ammettere che è stata un po’ una prima volta. Naturale, senza problemi, senza conseguenze. Non ricordo più cos’era successo, ma ricordo che abbiamo parlato della situazione italiana, come nessuno faccia nulla, come la situazione dei diritti uguali per tutti ma non per alcuni non sia molto corretta. Fino ad arrivare al più recente like per la fiaccolata e alla tua voglia di esserci, ma non potevi per altri impegni.

Poi oggi, dopo settimane, scopro questa tua nota.

Una tua nota, prima di partire per un viaggio vagabondaggio per l’Europa. L’idea accennata e con troppi “se”. Quel trovarsi da qualche parte in Europa a chilometri da Bovisa, se avessi avuto le ferie e se avessi trovato qualche last di fortuna. Ovviamente portandomi dietro il Byb, che hai già visto/intravisto un sacco di volte, ma in effetti non sono stato così esplicito su chi lui sia per me, anche se forse non serve neanche vista l’evidenza dei fatti.

Ecco, in quella tua nota, prima di partire, dedichi una canzone a quelli a te più cari di questo anno di Bovisa.

E a me dedichi quella bellissima canzone della Cristina Aguilera, Beautiful. Una canzone che adoro. Che ascolto quando sono triste, che ascolto quando voglio un po’ di carica. Un testo che so a memoria, pure non riuscendo a far diventare completamente mio quel I am beautiful no matter what they say / words can’t bring me down / I am beautiful in every single way / Yes, words can’t bring me down, oh no / So don’t you bring me down today.

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E tu cosa mi combini? Me la dedichi, e mi scrivi pure un

A te Lorenzuccio mio un pò di autostima che ti fa bene. Canzone importante, parole forti. Vorrei fare di più per convincerti di quanto vali, e di quanto la fragilità che vedo in te andrebbe spazzata via, per ora una canzone, una sola, tutta per te. Negli anni farò il resto.

Non sai le emozioni che mi hai provocato. Per la canzone, che, cavolo, l’hai beccata in pieno! Per il Lorenzuccio, per il tirare in ballo la mia scarsa autostima. E quel negli anni farai il resto, che suona come una promessa, ma anche un monito. Come fosse un guarda che non ti lascio in pace finché non migliori.

E in un colpo solo hai individuo e colpito quello che reputo fondamentale in una relazione di amicizia. In una amicizia sono necessarie le parole al vento, quelle leggere e frivole, i dialoghi più seri, la condivisione, il confronto di interessi e attidudini, le esperienze, lo studio e il lavoro. Ma in una amicizia è necessario l’aiuto, il consiglio. Sì, per Photoshop, per il php, per la consegna, per l’idea. E in una Amicizia è quel do ut des senza l’ut des, quello senza la condizione. Quell’aiuto a migliorare sé e l’altro in quanto persone.

E per questo e anche se non so e non ricordo se hai l’indirizzo di questo blog, anche se non so se le leggerai (ma chissà… magari ti manderò io il link. Oggi, domani o tra un po’…), io, Giò, ti ringrazio.

Sinceramente e di cuore,

Lore.

Pensieri, lì sul divano

Ci stavo pensando prima, mentre eravamo sul divano e la tivvù mandava non ricordo più se quel telefilm osceno o eravamo già passati a Cold Case oppure a CSI.

Però pensavo che io lì, su quel divano, con la tivvù che va e con te di fianco a me, ci stavo proprio bene.

E che mi piacerebbe poter passare tante altre serate così. E per un momento mi sono immaginato noi tra chissà quanti anni ancora lì. A guardare la tivvù su quel divano e con te in fianco a me.

Oggi [riassunto e considerazioni]

Eccoci all’ennesimo post della solita serie (che voi non volete leggere).

È che oggi tra una storia e l’altra non ho fatto nulla. Cioè, sì, ho dormito, studiato Javascript, ho accompagnato un’amica a fare shopping (e parlato, che ne avevamo bisogno entrambi), ho ricevuto una brutta chiamata di lavoro che mi conferma che i prossimi giorni saranno tremendi e lo sarà pure Agosto, ho raggiunto il Byb a Bovisa e siamo andati insieme a fare un aperitivo col Gatto al Lelefant ed è andata bene, tra chiacchere, risate, commenti acidi, camerieri lumaconi e finto-brasiliani.

Eppure ho la sensazione di non aver fatto nulla.

Non nulla in generale. Ma nulla per me.

E domani, in ogni caso, la giornata sarà molto simile…

Giornate così, un po’ scure

È che qui le cose non vanno bene.

Faccio sempre più fatica ad addormentarmi ed ho sempre più bisogno di dormire.

Rimango nel letto a fissare il soffitto.

Prima e dopo.

Sì, anche dopo, perché una volta suonata la sveglia, la spengo e rimango lì, sotto le coperte, il più che posso.

Perché non ho voglia di prendere e uscire da quel rifugio sicuro, perché non ho voglia di affrontare una nuova giornata.

E così va a finire che le cose, anche le piccole cose, si accumulano e diventa una tragedia.

Lo studio arretrato, le esercitazioni da fare, anche solo sistemare un po’ la camera e renderla presentabile.

Ansia.

Non voglia.

Stanchezza.

Bandiera bianca

È che vorrei arrendermi.

O meglio, lo faccio. Sommerso di cose che non riesco a gestire, quindi mi rifiuto di gestirle, perché non ce la faccio, sono più grandi di me e non sento di avere le forze, né ho la voglia.

Poi queste si accumulano e alla fine sono da fare. All’ultimo secondo utile, facendole male, non dormendo, stando male.

Vorrei arrendermi, definitivamente, sventolare una bandiera bianca e dichiarare la mia sconfitta, su ogni fronte.

Dichiarare la sconfitta dei sogni e delle illusioni davanti al muro grigio della realtà.

Ripensandoci

È che stavo pensando a quella telefonata.

E mi è venuto in mente quando ho ricevuta una chiamata simile qualche anno fa, in quel pomeriggio di un martedì 19 giugno.

Ero solo, in segreteria. Esco fuori perché lì si sentiva poco.

Il sole batteva sul campo e si rifletteva sul cemento.

Non riuscivo a credere, capire, pensare. Un errore, una folle decisione, un ultimo volo.

E alla fine Lui, che oggi non c’è più, mi era stato vicino, molto vicino in quell’occasione.

Ma lui ora non c’è più.

E mi si è riaperto un cassetto che mi si riapre sempre tutti i martedì 19.

E ora penso a lui e penso a G.

Penso soprattutto a G. Il funerale, la lettera letta da parte della classe, l’ipocrisia della direzione del Liceo, la processione di macchine fino a quel cimitero, l’abbraccio straziante di suo padre e le parole sussurate con voce straziante, lo strano rientro a scuola dopo l’estate, le assurde minacce del professore (di religione) attenti che sennò fate la fine di quello lì, quel colpo al cuore guardando il vuoto solo 3 mesi fa c’era il suo banco.

Quando il telefono suona, a volte è meglio non rispondere

È che certe notizie di cadono addosso così, all’improvviso.

E non sai come prenderle.

Dici un ah, cavolo, mi spiace.

Così, d’istinto.

Eppure poi ci pensi.

E continui a pensarci.

A quanto ti era stato vicino in momenti difficili, alle lunghe chiaccherate, ai consigli, a quanto lo apprezzavi e apprezzavi l’energia che ci metteva per la comunità.

Poi, un giorno, la decisione. Se ne va dal paesello e cambia vita.

Ho nel cassetto una lettera, di quelle scritte a mano, che però non ho mai avuto il coraggio di spedergli.

E ora non si può più. Cioè, potrei. Ma ormai non potrebbe mai riceverla, aprirla, leggerla, rispondermi.

Questione di credito [esaurito]

Giusto per la cronaca, sono completamente a zero su entrambe le sim.

La sim Vodafone non mi hanno potuto addebitare la ricarica automatica sulla carta di credito causa raggiungimento limite.

Con la scheda Tre invece ho speso 20€ in traffico telefonico in neanche 15 giorni. Ho speso tipo 50 cent in Svezia e poi tutto qui, in Italia. Maledetti loro che mi hanno fatto tornare alla mia 12/12 e non mi hanno riattivato la tariffa speciale che mi dava tutto a 7cent! Neanche sotto minaccia di passare (di nuovo) a Wind! Perché tra email al servizio clienti, loro che mi richiamano ad orari assurdi, io non rispondo e qudini mi mandano la mail: lei è irrintracciabile si arrangi [però quando vogliono vendermi favolose chiavette gratis a pagamento, riescono a richiamarmi nel giro di 10 minuti, cos’è ‘sta storia?], altre email, richieste di “risponda a questa mail” quando NON si può dalla loro gestione messaggi e se mandi una mail “normale” in risposta dalla tua casella, rispondono: ci mandi un fax, così la consideriamo con più urgenza. Già talmente tanta che aspetto da 3 settimane. Fatemi fare i prossimi due esami. E poi mi sentono! Anzi, no, mi leggono. Perché il servizio assistenza clienti Tre voce è a pagamento.

E poi, ok, c’è la Super 7. Ma io anche bisogno di chiamare, chiamate lunghe. E 15c/min senza scatto, no grazie! Poi non ho più l’autoricarica e odio l’idea di dover fare una ricarica questo mese per avere attiva l’opzione Super il mese successivo. Che poi ok. Potrei passare a Wind e poi tornare indietro a Tre e attivare la Tutto Tre che assicura raddoppio del traffico ricaricato a vita, che si potrebbe tradurre con quasi dimezzamento delle tariffe. Ma sinceramente, che sbatti!

E poi, mi è venuto in mente il giochetto (dicasi triangolazione) troppo tardi, quindi ciccia. Bisogna aspettare le nuove offerte, che la Tutto 3 scade a fine mese. E la 3 Power è lì che attira. Eccome se attiva. Ovviamente, valida solo per le nuove attivazioni. Se la voglio sulla mia SIM di cliente storico, forse devo andare (a litigare) in negozio.

Io odio i nostri operatori.

E non ho per nulla voglia di ricaricare.