Answer mode:ON

La chiamata del Destino è fissata per il prossimo 21 gennaio. Per gli orfani di Lost è iniziato il conto alla rovescia. Gli autori l’hanno giurato sui loro figli: con la quinta stagione, lo show entrerà  finalmente in “answer mode” e, un po’ per volta, cominceranno ad arrivare tutte le risposte. È il caso di avere Fede? O è meglio regolarsi secondo Ragione?

E noi waiting mode:ON semplicemente si attende.

Via NovaMag 2.0

A volte, il campanello suona

Comunque, certe visite sono inaspettate.

O meglio, non tanto la visita stessa, ma ciò di cui si parla.

Veramente.

È che con chi ti conosce da quando non eri ancora nato a volte è difficile parlare di certe cose.

Non sai mai cosa sa, quanto sa e come reagirà  all’argomento.

Però, forse, tutti questi timori lasciano da parte ciò che è fondamentale.

L’affetto che ci lega, da sempre e che ci ha tenuto uniti per anni.

E quindi, boh.

Si parte quest’anno pensando alle sue parole, sapendo di poter contare su tutta la sua famiglia.

Si inizia quest’anno sentendosi un po’ più forte, riscoprendo al tuo fianco qualcuno che ti forse ti eri dimenticato di avere.

Deliri [di un sabato pomeriggio]

È che a volte sei stufo di tutta questa popolarità . Di persone che ti conoscono, leggono, ma non hanno il coraggio di commentare, mandarti una mail o scambiare quattro chiacchere e affrontare l’argomento.

E allora hai solo voglia di avviare la CyberPaperella, fare login sul tuo account effetipì, fare un mela-a e un mela-del e poi premere yes, delete. Forever.

Poi passeresti diretto a Facebook.

Ma tutto per cosa? Per poi avere di nuovo bisogno di un blog. E quindi cercare un nuovo nome, un nuovo theme, reinventare te stesso online. Sì, cambiare pelle si può. Ma a che prezzo?

E allora rimani qua. Confidi nell’intelligenza dei lettori guarda che so anche non te lo dico, perché ecco, insomma, il problema l’hai espresso più e più volte. Ma niente, niente, niente.

E allora che si fa?

Boh, non so.

Anzi, no, chissene.

E me ne torno di sopra a fare le tavole e ad ascoltare gli Honeycut.

Ricette (per un capodanno perfetto)

Bergamo.

Love + i Carissimi Amici Bergamaschi e il loro gruppo (enorme) di amici e qualche parente.

Un ristorante su (ma non troppo) in montagna.

La neve, che cadeva, cadeva e cadeva.

Io, impazzito con la macchina fotografica (1gb di foto in una sera è tanto?).

Il tempo che correva veloce, fino alla mezzanotte.

E il soldo per l’elfo, il melograno transgenico e i 12 chicchi d’uva.

I fuochi d’artificio, i botti (troppo potenti, forse), qualche palla di neve.

I baci sotto il vischio.

Poi di nuovo di ritorno a Bergamo.

Tirare le 7 a parlare (in una stanza) e a giocare (nell’altra).

L’ultimo ospite che se ne va.

La grande ospitalità  dei padroni di casa e un divano letto Ikea che ci accoglie, sotto una coperta Dalmatata.

Un ottimo capodanno.

Grazie, veramente, di cuore.

Tra 61 secondi finisce quest’anno

Cancello tutto. Perché quello che avevo scritto, in questo post programmato, non mi appartiene più.

Anno Nuovo a tutti. No, avete letto bene,  niente “buon”.

È che avevo deciso di non fare gli auguri, per questo Natale. Perché non lo sentivo, perché mi sembrava inutile ipocrisia fare auguri di massa di qualcosa che non sentivo.
Li ho fatti solo in risposta, perché era corretto almeno ringraziare. Li ho fatti solo in risposta a sms, mail, post e commenti. Rimanendo però perplesso di fronte alle frasi fatte e agli auguri in stile “inoltra a tutta la rubrica”.

Ma ora son qui, a scrivere un post sugli auguri per l’anno nuovo. Perché a me questo, tutto sommato, non è sembrato un anno così brutto.

Lavoro, sto realizzando uno dei miei sogni, l’amore c’è e continua, sempre più forte.

Sì, è vero ci sono stati molti momenti difficili. Alcuni dei quali continuano ancora e non si capisce bene quando saranno risolti. Ma ho la fortuna di avere al mio fianco (beh, in realtà  sono a qualche chilometro ad est di Milano, non è questo l’importante) delle persone speciali e meravigliose.

Qualche amicizia si è persa un po’ per strada, ma pazienza. Era così che dovevano andare le cose. Se era amicizia vera, ci si ritroverà , senza problemi, anche nell’anno nuovo.

Non chiedetemi il perché di questo slancio di ottimismo.. ma io voglio ricordare questo 2008 così.

E tanti tanti auguri per un buon Anno Nuovo!

Nostalgia

Ok. È questa è stata l’ultima del 2008. E non ho voglia di altre nel prossimo anno.

Sono stutfo, stufo, stufo.

Stufo delle vostre belle parole. Ve le ricordate? Quelle vostre belle parole dette quel giorno, in montagna, immersi nel verde, nel silenzio, sotto quel fienile mezzo diroccato, con uno spelindino sole che giocava a nascondino tra le nuvole?
Beh. Ora come ora le definirei delle belle false parole.

Ancora una volta sempre i soliti discorsi. E non ce la faccio più. Perché io l’ho detto. L’ho detto cos’è che non mi era andato bene. Ho detto quello che mi aveva fatto stare male, male, male, MALE.

Eppure ho l’impressione che non mi avete ascoltato. O ve ne siete fregati, perché il vostro orgoglio è più forte di ogni altra cosa.

E anche oggi. Detto, ridetto. E a distanza di 2 minuti, dite che non avete capito, cosa vi chiedo. Che non avete capito cosa mi ha bloccato, ancora di più.

Perché sembra che non lo abbiate capito. Nell’idea di proteggermi e proteggervi, mi sono chiuso in me stesso. Per anni e anni. E, insomma, aprirsi è veramente difficile. E anche questo, l’ho detto e ridetto e non lo avete ancora capito.

È successo il patatrac. Ci sono state le belle parole, le crisi, i pianti, le gite della bella famigliola contenta. Io ho tentato di fare dei passi, con tutta la difficoltà  del caso. Tutta la difficoltà  di affrontare la situazione. Voi dite di non averne visti. E continuate a chiedere passi, passi, passi e ancora passi.

Ma voi, ne fate?

Ho sopportato le vostre tremende parole nei miei confronti, nei confronti di chi amo, nei confronti di chi apprezzo e rispetto.

Ma non posso sopportare le parole del fattaccio. Quelle no, non le posso accettare.

Ed è da quelle parole che è derivata l’ennesima chiusura.

Però no, io mi fisso, guardo al passato e non voglio guardare avanti.

Ma come guardare al futuro e sperare in qualcosa di meglio con una famiglia che mi dice che non accetta quello che sono e non mi accetterà  mai? Come faccio a guardare al futuro e sperare in qualcosa di meglio con una famiglia che non reagisce, una volta detto che queste parole mi hanno fatto stare male, male, malissimo e che mi sarei almeno aspettato qualche frase diu circostanza, del tipo non lo pensavamo veramente/ero arrabbiata/scusami, mi dispiace?

E vi ringrazio, per il bellissimo modo in cui mi state facendo passare le ultime ore di questo 2008.

E ora, vado a cancellare il post programmato per la mezzanotte. Che no, non sono più allegro felice contento e spensierato.

E se mi dovesse succedere qualcosa, non vi preoccupate. Lo scoprirete da qualche telegiornale, come tutte quelle povere famiglie con dei figli disgraziati, che se ne vanno in giro la sera, fumano, bevono, si drogano e si incidentano.

Occhi e palpebre [prendi il tempo e va]

Scopro solo ieri questo video. Che Mtv ha messo direttamente al 30° posto della Top 100 best video. E dire che io non lo avevo mai visto, né sentito la canzone.

In ogni caso… bah! Il solito satellite che vede tutto dall’alto. La palpebra mobile della Città  della Scienza e delle Arti, a Siviglia, di Calatrava, trasformata in un mega ufficio. Con una povera e stanca bellissima donnina con un Mac(Book Air), che fa danni inserendo una chiavetta che contiene un virus che si diffonde su tutti i Nokia N95 (o N96?) dei poveri lavoratori/lemming, che vengono contagiati e allora scatta la libertà  e corrono a tuffarsi nella piscin.. ehm.. fontana.

e se resto fermo
io mi sento stretto
senza ossigeno
senza ossigeno
perché perché

ci son notti in cui ti chiedi e pensi se
se un giorno tu potrai ricominciare
ci son notti in cui ti chiedi e pensi che
tu non dovrai più fingere
vedrai vedrai
vedrai vedrai
tu potrai ricominciare
vedrai vedrai
vedrai vedrai
prendi il tempo e va

Non so perché, ma mi da’ l’idea di essere qualcosa di già  visto e stravisto (però c’è da ammettere che alcune inquadrature della struttura sono veramente belle!).

Telefonate inaspettate

È che non sei preparato a riceverle.

Squilla il telefono, rispondi e all’inizio non senti nulla. Poi una voce lontana, con un accento spagnolo. E allora capisci.

Perché è una chiamata proveniente dall’altra parte del mondo. Dopo anni e anni si ricorda ancora di noi. Ci manda gli auguri di Natale e di Pasqua. Ed è una gioia sentirla. Si preoccupa dei miei studi, di come stanno la mamma e il papà  e di come va il lavoro. Dice che loro stanno bene e si scusa per non essere riuscita a chiamarci per Natale, ma lì, dall’Ecuador, gli dava sempre la linea occupata.

Ed è una di quelle chiamate brevi, ma intense. Che ti mettono felicità , tanta ma tanta felicità . Urli alla cornetta, perché possa sentirti più facilmente. E le voci si sovrappongono, complice magari qualche ritardo nella telefonata. E ripeti 2-3-4 volte quello che dici.

Ma sei contento, tanto, tanto, tanto contento.

Come quando ammiri il presepe che ci ha regalato, anni fa.

Come quando ritrovi quella bellissima fodera per il cuscino, che vuoi in qualche modo riempire.

Come quando ripensi a che bella persona è.

Come quando ripensi a quando ce l’avevi qui vicina.